A chi non capita oggigiorno di conoscere qualcuno che lamenta di avere problemi alla tiroide?

Ci sono quelli a cui la tiroide lavora poco, quelli a cui lavora troppo e tra questi due estremi si trovano tutta una serie di disturbi che stanno diventando sempre più comuni e diffusi.

Ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroidite di Hashimoto, malattia di Graves sono alcune delle disfunzioni che possono colpire questa piccola ghiandola che, a vederla, sembra quasi insignificante.

Si fatica a credere che da lei invece, direttamente o indirettamente, sia influenzato praticamente ogni aspetto del nostro metabolismo.

Insomma è facile comprendere perché se la tiroide si ammala, tutto l’organismo finisce nel caos.

Caravaggio e la passione per il gozzo

Sembra che le prime descrizioni di malattie della tiroide risalgano al ‘500, nello specifico le più comuni a quei tempi erano l’ipertiroidismo e il cosiddetto “gozzo”.

Entrambe erano facilmente diagnosticabili dai medici del tempo grazie ai sintomi fisici evidenti cioè l’ingrossamento del collo e la protrusione degli occhi (gli occhi sporgenti).

Queste malattie, manco a dirlo, erano collegate ad un problema alimentare cioè la carenza di iodio che era collegata anche alla piaga del cretinismo.

Caravaggio, uno dei più celebri pittori italiani, vissuto tra gli ultimi decenni del ‘500 e l’inizio del ‘600, era un profondo conoscitore di questa malattia che compare in diversi suoi dipinti come la “Crocifissione di Sant’Andrea” e la “Madonna del Rosario”.

Un’epidemia silenziosa

Insomma, le malattie della tiroide ci accompagnano ormai da diverso tempo ma mai come oggi sono diventate una vera e propria piaga sociale.

Se un tempo le donne erano le più colpite, e soprattutto nella fase della maturità, oggi ne sono colpiti sempre di più anche donne giovani e gli uomini.

Si tratta davvero di un’epidemia silenziosa che ha le sue radici nelle stesse cause che sono alla base delle tante “malattie moderne” la cui diffusione e gravità sono in costante aumento da circa settant’anni a questa parte:

  • obesità
  • diabete
  • malattie cardiovascolari
  • patologie neurodegenerative come Alzheimer e morbo di Parkinson
  • patologie intestinali come il morbo di Crohn e la permeabilità intestinale
  • intolleranze e allergie alimentari

Il mio intento, con questa guida, è quello di aiutarti a comprendere che, pur sembrando tante malattie diverse, questi disturbi hanno delle radici comuni che spesso sono ignorate dalla medicina ufficiale che tende a trattare i sintomi piuttosto che indagare e lavorare sulle cause.

Moltissime persone che dipendono ogni giorno dai medicinali per compensare gli effetti di una tiroide malata, potrebbero ridurre, se non addirittura arrivare ad eliminare, i farmaci se solo avessero queste informazioni e facessero dei profondi cambiamenti sul loro stile di vita, a partire prima di tutto dall’alimentazione.

Ecco l’indice della guida:

Cos’è la tiroide?

Tiroide

La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla posta alla base del collo.

Pochi centimentri di grandezza, eppure da lei dipendono funzioni estremamente importanti tra cui:

  • la regolazione della temperatura corporea
  • il mantenimento del peso corporeo
  • l’equilibrio degli ormoni
  • umore e emozioni
  • la funzionalità intestinale nel metabolismo del calcio

Perché sono così frequenti i disturbi alla tiroide?

Cosa è utile comprendere a proposito di questa condizione che spesso viene diagnosticata tardi ed ha tutti i caratteri di una forma di malattia autoimmune?

Come possiamo affrontarla bene e pensare anche di risolverla?

La verità è che dobbiamo, come al solito, andare un po’ indietro e vedere il quadro più generale occupandoci di disturbi molto legati tra loro e che invece non vengono affrontati come un unico grande problema.

Come funziona la tiroide

La tiroide produce tre tipi di ormoni che interagiscono con tutti gli altri ormoni prodotti dall’organismo, inclusi insulina, cortisolo, e gli ormoni sessuali come estrogeni, progesterone e testosterone, cioè:

  • Triiodotironina (T3)
  • Tiroxina (T4)
  • Diiodotironina (T2)

Quasi il 90% della produzione avviene sotto forma di T4 (la versione inattiva) che viene poi trasformata in T3 (la versione attiva) dal fegato.

Il T2 è il meno conosciuto dei tre ed è ancora oggetto di numerosi studi e ricerche.

La produzione degli ormoni tiroidei è regolata dall’ipofisi, o ghiandola pituitaria o pineale, che a sua volta è comandata dal centro di controllo principale del cervello cioè l’ipotalamo.

Semplificando, se l’ipotalamo riceve il segnale che la quantità di ormoni tiroidei in circolo non è sufficiente a far fronte alle esigenze dell’organismo, esso produce un ormone che segnala all’ipofisi questa mancanza.

L’ipofisi risponde al comando dell’ipotalamo e a sua volta produce l’ormone TSH (ormone tireostimolante) che comanda alla tiroide di aumentare la produzione dei suoi propri ormoni.

Se tutto funziona a dovere, il risultato di questo sofisticato meccanismo è che ci saranno a disposizione i giusti livelli di T3 e T4.

In caso di tiroidite di Hashimoto o ipotiroidismo, questo meccanismo si inceppa e può essere che venga prodotto troppo poco T4 oppure che, anche se questo viene prodotto nella quantità adeguata, non venga poi convertito in T3 a sufficienza.

Ci può essere anche il caso in cui l’ipotalamo non manda segnali corretti all’ipofisi oppure che quest’ultima, pur ricevendo il segnale giusto, non produce la giusta quantità di ormone TSH.

Quale che sia il caso, l’organismo comunque ne subisce le conseguenze.

Quali sono i disturbi-segnale più frequenti?

In genere, i disturbi più comuni che segnalano problemi alla tiroide sono:

  • disturbi del metabolismo (difficoltà a mantenere o perdere peso)
  • mal di testa frequente e cronico
  • difficoltà a tenere sotto controllo il colesterolo
  • squilibri ormonali di vario genere

Il percorso di questi disturbi segue spesso un copione simile.

Tutto sembra iniziare con stanchezza e sensazione di stress.

Da lì è facile arrivare a usare il cibo per tirarti su e sedare il disturbo.

In seguito subentra difficoltà a concentrarti e fare le cose, accompagnata da difficoltà digestive (reflusso, gonfiore, intestino irritabile ed irregolare, forte stitichezza).

Segue la comparsa di reazioni anomale a diversi alimenti e intolleranze varie.

Facilmente compaiono anche disturbi articolari.

In una donna, il ciclo diventa problematico e, se vai dal dottore, si inizia a parlare di ovaio policistico o endometriosi.

E quando inizia la menopausa tutti i sintomi peggiorano rapidamente.

L’infiammazione: causa nascosta e sottovalutata

Alcuni di questi sintomi sono intermittenti, altri tendono a diventare cronici.

Il fatto è che non riusciamo a vedere il filo conduttore e li consideriamo slegati e spesso casuali.

Tutto in realtà è connesso ad un unico fenomeno, cioè all’infiammazione che, come spiego nel SAUTÓN Approach, parte da uno squilibrio intestinale, poi diventa squilibrio del sistema metabolico, immunitario ed ormonale.

In un crescendo di sintomi e condizioni di squilibrio.

Al giorno d’oggi questa è diventata una condizione così preoccupante da giustificare la comparsa di una nuova branca di indagine medica che si occupa appunto di psico-neuro-immunologia (PNI sigla inglese) che lega stress, emozioni, immunità, umore, pensieri e ormoni.

Come si ammala la tiroide?

Nasce tutto da una condizione di forte stress, sia mentale che fisico.

Questa condizione di stress fa sì che il corpo entri in una modalità di allerta o allarme, una sorta di codice rosso che porta il corpo ad adottare la modalità “sopravvivenza”.

Dunque è una sorta di sistema genetico che il corpo ha connaturato per sopravvivere in caso di forte stress.

È una modalità programmata nei nostri geni, dall’inizio dei tempi, utile in caso di pericolo immediato, carestie, guerre, terribili cataclismi ambientali.

È quel meccanismo che, ad esempio in caso di aggressione e quindi di un possibile pericolo per la tua vita, pompa adrenalina nel sangue, aumenta la frequenza cardiaca, dilata le vie respiratorie, ti rende più veloce nelle percezioni e nelle reazioni, preparandoti alla cosiddetta “reazione di attacco o fuga”.

Per un po’ l’asse costituito da surrene- ipofisi- ipotalamo comanda al corpo di reagire allo stress adottando questa speciale modalità funzionale ridotta che mette in pausa tutti i sistemi ritenuti non vitali fino a che l’emergenza non finisce.

Il problema è che questa condizione di stress oggi non è più occasionale, intensa ma rapida, ma è diventata costante e strisciante.

Così il corpo entra nella modalità di sopravvivenza e non riesce più ad uscirne e può restare in questa condizione anche per anni!

Gli scienziati hanno raggruppato le cause principali di questa condizione a cinque fondamentali:

  • condizioni di stress cronico emotivo e mentale
  • cibi squilibrati e poco nutrienti
  • squilibrio della flora batterica intestinale
  • accumulo di tossine
  • infezioni nascoste

Malattie della tiroide? Molto probabilmente la causa è il glutine

Tiroide e glutine

Chi dice che fa bene, chi dice che fa male…il glutine è certamente uno dei pomi della discordia nell’ambito della nutrizione moderna.

Il glutine è una proteina presente in moltissimi cereali e in particolare nel grano e nel frumento (che sono alla base della moderna dieta occidentale).

Negli ultimi decenni sono stati fatti molti studi e ricerche sugli effetti che questa proteina ha sul nostro organismo.

I risultati hanno confermato che il massiccio e quotidiano consumo di glutine, tipico della dieta occidentale, ha un ruolo importante nella nascita e diffusione di intolleranze, allergie, patologie intestinali e altri disturbi più o meno gravi che colpiscono anche la tiroide.

Le malattie della tiroide sono, nel 90% dei casi, malattie autoimmuni.

E le malattie autoimmuni della tiroide (sia Hashimoto che Morbo di Graves) sono strettamente collegate all’intolleranza al glutine.

Diversi studi l’hanno dimostrato ( 1234)

Il collegamento è così forte e assodato che i ricercatori suggeriscono a tutte le persone con AITD di fare il test per l’intolleranza al glutine (e viceversa).

Come si spiega la connessione intolleranza al glutine – malattie autoimmuni della tiroide?

È un caso di “scambio di identità”.

La struttura molecolare della gliadina, la porzione proteica del glutine, ricorda molto la ghiandola della tiroide.

Quando la gliadina apre un varco nella barriera protettiva dell’intestino ed entra nel torrente sanguigno, il sistema immunitario la etichetta come sostanza da distruggere.

Gli anticorpi che attaccano la gliadina portano il corpo ad attaccare anche i tessuti della tiroide.

Questo significa che se hai AITD e mangi cibo contenente glutine, il tuo sistema immunitario attaccherà la tiroide.

Cosa ancora peggiore, la risposta immunitaria al glutine può verificarsi anche fino a sei mesi dopo che l’hai mangiato.

Questo spiega perché è fondamentale eliminare completamente il glutine dalla tua dieta se hai AITD.

Essere quasi “gluten free” non significa eliminarlo del tutto.

Se sei intollerante al glutine, devi eliminarlo al 100% per prevenire la distruzione della tua tiroide da parte del sistema immunitario.

Come scoprire se sei intollerante al glutine?

I normali test di laboratorio testano gli anticorpi del glutine (anti-gliadina) nel torrente sanguigno ma gli anticorpi ci sono solo nel caso in cui l’intestino è diventato così permeabile da far passare il glutine.

E questo è uno stadio molto avanzato della malattia.

I test sul sangue non rilevano i casi più lievi di intolleranza al glutine, che non hanno ancora condotto a questo stadio.

L’analisi delle feci è più accurata perché individua gli anticorpi prodotti nel tratto digestivo che non sono ancora fuggiti nel torrente sanguigno.

Con questo sistema all’EnteroLab, il Dr. Kenneth Fine, un pioniere del campo, ha scoperto che fino al 35% degli americani era intollerante al glutine.

Oltre alle analisi delle feci, il laboratorio del Dr. Fine usava anche un test con un tampone da strofinare all’interno della guancia per testare i geni collegati all’intolleranza al glutine e alla malattia celiaca.

Si tratta del test genetico che puoi fare qui

Il test genetico

Alcuni geni che codificano le proteine coinvolte nella risposta del sistema immunitario agli antigeni (batteri, corpo estranei, ecc.) sono anche coinvolti nel meccanismo che determina l’insorgere della celiachia.

Testando questi geni si può avere un’idea sulla predisposizione di un soggetto a sviluppare intolleranza al glutine e celiachia.

Le persone con geni HLA DQ hanno più probabilità del resto della popolazione di avere malattie autoimmuni, morbo celiaco e intolleranza al glutine.

Secondo gli studi, una persona su 35 con questo genotipo sviluppa il morbo celiaco mentre in Italia la media è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone.

Questo è disastroso se contiamo che per la maggior parte delle persone la principale fonte di calorie è la farina raffinata.

Oggi in molti siamo consapevoli dei pericoli di zucchero, grassi trans e altri cibi non sani, ma meno di 1 persona su 8 affetta da celiachia è consapevole della propria condizione.

E ancora meno persone sanno di essere intolleranti al glutine.

Perché l’intolleranza al glutine è sottodiagnosticata

Uno dei motivi per cui l’intolleranza al glutine è sottodiagnosticata in così tanti casi è che sia i dottori che i pazienti credono erroneamente che provochi solo problemi di digestione.

Ma l’intolleranza al glutine si può mostrare anche con infiammazioni alle articolazioni, pelle, tratto respiratorio e cervello, anche senza sintomi intestinali.

La tiroidite di Hashimoto è soprattutto una condizione di risposta Th1 dominante, in cui il sistema Th2 è soppresso.

Il sistema Th2 è la parte del sistema immunitario responsabile della produzione di anticorpi.

Quando il sistema Th2 è severamente compromesso, la capacità del corpo di produrre anticorpi è squilibrata.

I livelli possono essere così bassi da non essere visualizzati con un test.

Quindi, se hai sia intolleranza al glutine che tiroidite di Hashimoto, il tuo test per gli anticorpi del glutine potrebbe essere erroneamente negativo.

Questo è il motivo per cui raccomandiamo di evitare il glutine se hai AITD, a prescindere da ciò che mostrano i test sulla risposta antibiotica.

Questo è ancora più importante se hai uno dei geni (HLA DQ1,2, or 3) che ti predispongono a sviluppare intolleranza al glutine.

Secondo la nostra opinione, mangiare glutine è dannoso per tutti, a maggior ragione se hai una condizione autoimmune conclamata.

Non vale la pena rischiare la distruzione del sistema immunitario che potrebbe causare.

In breve, i cibi che contengono glutine (sia cereali integrali che pasta e farinacei) contengono sostanze che:

  • inibiscono l’assorbimento dei nutrienti
  • danneggiano la parete intestinale
  • attivano una risposta autoimmune potenzialmente distruttiva

Inoltre i cibi contenenti glutine non hanno alcun nutriente che tu non possa ottenere da cibi che non contengono glutine.

Quindi non rischi carenze se non lo mangi.

La buona notizia è che in ogni caso eliminare completamente il glutine dalla tua vita migliorerà del tutto la tua salute.

Come fare una dieta sana senza glutine

Eliminare il glutine non significa usare prodotti gluten free come pane, crackers, pasta, merendine, e così via (che sono pieni zeppi di zuccheri e privi di nutrienti), ma fare un’alimentazione naturalmente priva di glutine.

Se hai a lungo consumato pane e prodotti confezionati, all’inizio sarà una bella sfida.

Infatti, la maggior parte dei prodotti confezionati contiene glutine.

La cosa migliore è mangiare solo cibo fresco e sano ed evitare il cibo processato e i cereali contenenti glutine.

I tuoi pasti devono essere composti da:

  • proteine
  • verdure
  • grassi sani
  • pochi cereali integrali in chicchi senza glutine (solo se non hai sovrappeso e se ne hai davvero bisogno)

Ci sono tantissimi alimenti che non contengono glutine:

Se decidi di introdurre anche cereali e semi nella tua alimentazione, ecco quelli che non contengono glutine:

  • mais
  • riso
  • quinoa
  • lino
  • miglio
  • sorgo
  • tapioca
  • grano saraceno
  • amaranto
  • avena (meglio se riportante l’etichetta “senza glutine”)

Ipotiroidismo: cos’è, le cause e i rimedi naturali

Ipotiroidismo

Abbiamo visto che la tiroide produce diversi ormoni (la tiroxina, la triiodotironina, la calcitonina).

L’ipotiroidismo, una malattia sempre più diffusa, si manifesta quando la tiroide rallenta il ritmo, si impigrisce e non produce una quantità di ormoni sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero.

Dato che lo scopo principale degli ormoni prodotti dalla tiroide è quello di gestire e regolare il metabolismo corporeo, è facile comprendere come un malfunzionamento di questa ghiandola porti nel tempo a seri problemi di salute che si possono diffondere in tutto l’organismo.

Ma perché la tiroide rallenta? Quali sono le cause?

E i farmaci sono veramente la soluzione al problema?

Le cause dell’ipotiroidismo

1. Disordini infiammatori della tiroide

Una delle cause più comuni dell’ipotiroidismo, nei Paesi più sviluppati, è un disturbo della tiroide chiamato tiroidite cronica autoimmune.

Questa patologia è conosciuta anche come tiroidite di Hashimoto dal nome dello specialista, Hakaru Hashimoto, che per primo ha descritto questa condizione nei primi anni del secolo scorso.

Si tratta di un disordine endocrino autoimmune che si verifica quando la tiroide è costantemente in uno stato di infiammazione.

L’infiammazione provoca una risposta da parte del sistema immunitario che in sostanza inizia a produrre anticorpi che attaccano la tiroide con l’intento di distruggerla.

In un certo senso si potrebbe dire che il corpo non riconosce se stesso.

Il processo infiammatorio che talvolta, a causa di determinate condizioni o stimoli, si innesca nell’organismo, è di per sé un meccanismo di difesa, quindi normale e benigno, che l’organismo mette in atto per proteggersi.

Il problema si verifica quando si presentano condizioni che diventano croniche, come appunto una tiroide perennemente infiammata, il che innesca uno stato infiammatorio continuo con conseguente risposta anomala da parte del sistema immunitario che viene a trovarsi in una costante situazione di stress.

Il sistema immunitario di fatto non riconosce più la tiroide come parte dell’organismo bensì la percepisce come una minaccia e si attiva per distruggerla prima che possa causare danni e malattie.

2. Dieta povera di nutrienti

Una dieta povera di cibi ricchi di nutrienti e specialmente carente in iodio e selenio, due minerali che sono fondamentali per la corretta funzionalità della tiroide, aumenta il rischio di disordini tiroidei.

Purtroppo la dieta che, soprattutto in Occidente, si è andata affermando particolarmente nell’ultimo secolo, ricca di carboidrati raffinati, zuccheri e cibo spazzatura a scapito di proteine, grassi e vegetali, rappresenta un tipico esempio di dieta che, tra gli altri problemi, causa anche gravi squilibri della tiroide.

Inoltre lo iodio e il selenio sono necessari perché la tiroide possa produrre una quantità di ormoni adeguata alle esigenze quotidiane dell’organismo.

Questi nutrienti hanno anche altri compiti all’interno del corpo: ad esempio, una grave mancanza di selenio aumenta l’incidenza della tiroidite in quanto inibisce l’azione del glutatione.

Il glutatione è un antiossidante molto potente che normalmente esercita un’azione di controllo sull’infiammazione e protegge dallo stress ossidativo.

3. Squilibri ormonali

In taluni casi, l’ipotiroidismo (così pure l’ipertiroidismo), può avere le sue radici in una disfunzione delle ghiandola pituitaria o ipofisi.

Questo accade in quanto la ghiandola pituitaria produce a sua volta un ormone che regola la secrezione e la produzione degli ormoni tiroidei (ormone tireotropo o TSH).

Quindi uno squilibrio a livello dell’ipofisi influenza direttamente la produzione ormonale della tiroide.

Proprio a causa di questa diretta correlazione tra ormoni tiroidei e TSH, si ricorre alla misurazione di quest’ultimo per verificare e valutare se la tiroide funziona in modo corretto.

4. Permeabilità intestinale

Normalmente la parete di un intestino sano è totalmente impermeabile in quanto nulla di quanto si trova nell’intestino può entrare in contatto con il flusso sanguigno, e quindi con il resto dell’organismo.

Un sovraccarico di tossine derivanti da una dieta squilibrata e dalle condizioni ambientali, alti livelli di stress e uno squilibrio del microbiota intestinale (comunemente definito flora batterica) possono causare permeabilità intestinale.

Anche intolleranze alimentari e allergie (tra cui anche quella al glutine e ai latticini) e l’eccessivo consumo di zuccheri, possono nel tempo danneggiare la parete dell’intestino trasformandola letteralmente in un “colabrodo”.

Quando questo si verifica, particelle di varia natura, batteri e altre sostanze che normalmente sono isolate all’interno dell’intestino cominciano a filtrare nel flusso sanguigno innescando una risposta da parte del sistema immunitario che naturalmente finisce per coinvolgere anche la tiroide.

5. Gravidanza

Sebbene non se ne conosca ancora la ragione, si è osservato che talvolta le donne durante la gravidanza cominciano a produrre altissimi livelli di ormoni tiroidei.

A questo periodo di sovrapproduzione, in genere segue una fase di rapido declino.

Questa condizione è nota come tiroidite post partum, i cui sintomi generalmente scompaiono nell’arco di 12-18 mesi.

In alcuni casi, però, la tiroidite post partum può portare ad una condizione di ipotiroidismo permanente.

6. Assunzione di farmaci

Alcuni tipi di farmaci sembrano portare frequentemente allo sviluppo dell’ipotiroidismo.

Tra questi vi sono i farmaci anti-cancro e quelli per il trattamento di problemi cardiaci e per il trattamento di talune condizioni psichiatriche.

7. Alti livelli di stress

Lo stress influenza pesantemente la produzione ormonale e peggiora gli stati infiammatori.

Inoltre, aumenta i livelli del cortisolo e dell’adrenalina nell’organismo, il che compromette la funzionalità dei neurotrasmettitori e peggiora i sintomi dei disturbi alla tiroide.

Questi sintomi possono includere:

  • bassi livelli di energia
  • sbalzi dell’umore
  • scarsa capacità di concentrazione
  • appetito disturbato
  • aumento di peso
  • disturbi del sonno

8. Vita sedentaria

Esercizio fisico e dieta sana sono fondamentali per mantenere sotto controllo il livello dello stress e per una corretta gestione delle funzioni neurologiche.

Ormai tantissime ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che chi fa regolarmente esercizio fisico ricava enorme benefici.

Gestisce meglio lo stress quotidiano, dorme meglio e mantiene più facilmente il peso forma, il che riduce sensibilmente il rischio di arrivare all’ipotiroidismo.

Al di là di quanto possono dire le ricerche, basta inserire nella propria routine quotidiana anche solo mezz’ora di un’attività fisica leggera (come camminare) per ricavare subito benefici.

Attenzione però a non strafare.

Il nostro corpo è fatto per muoversi ma senza eccessi prolungati che avrebbero l’effetto opposto.

Il sovrallenamento:

  • mette l’organismo sotto stress
  • altera la produzione ormonale
  • aumenta il livello di cortisolo nel sangue
  • riduce la funzionalità dell’ipotalamo che a sua volta controlla l’ipofisi.

I “campanelli d’allarme” dell’ipotiroidismo

La tiroide, oltre a produrre alcuni ormoni di importanza cruciale, è attiva nel controllo del processo di trasformazione dei nutrienti presenti nel cibo in una forma di energia utilizzabile dal nostro corpo per vivere.

Ecco perché una qualsiasi disfunzione che colpisca la tiroide finisce per influenzare tutto il metabolismo e praticamente ogni parte e funzione del nostro corpo, inclusi il livello di energia e la capacità di bruciare in modo efficace le calorie prodotte dalla digestione del cibo che mangiamo.

Gli ormoni prodotti dalla tiroide aiutano anche a scomporre il colesterolo che circola nel flusso sanguigno e stimolano la produzione di enzimi che tengono sotto controllo il livello dei trigliceridi.

Ecco perché ragion un’alterazione della funzione tiroidea porta nel tempo anche a problemi cardiaci.

Altri effetti evidenti dell’ipotiroidismo sono alterazioni dell’umore e metabolismo rallentato, il che porta a sentirsi perennemente stanchi e ad avere problemi con il peso corporeo che aumenta facilmente ma diventa molto difficile da smaltire.

L’umore è particolarmente suscettibile alle variazioni dei livelli ormonali: questo porta le persone che soffrono di ipotiroidismo, in molti casi, a dover fare i conti con depressione, ansia, insonnia e bassa immunità.

La ghiandola tiroidea aiuta a regolare i neurotrasmettitori che controllano le emozioni e le trasmissioni nervose, per cui un cambiamento nella funzione tiroidea porta talvolta a drastiche fluttuazioni dell’umore.

I sintomi più comuni dell’ipotiroidismo

Alcuni dei sintomi più comuni dell’ipotiroidismo comprendono:

  • affaticamento
  • letargia
  • depressione e ansia
  • perdita di memoria
  • aumento del peso
  • bassa fertilità
  • gozzo (uno o più noduli alla base del collo talvolta accompagnati da rigidità della gola, tosse e gonfiore)
  • sensazione costante di freddo
  • costipazione
  • dolori muscolari e indolenzimento
  • rigidità e gonfiore delle giunture
  • perdita dei capelli
  • pelle secca e fessurata
  • problemi respiratori
  • alterazioni del ciclo mestruale
  • raffreddori ed influenze più frequenti a causa del sistema immunitario indebolito
  • calo della libido

Come scoprire se soffri di ipotiroidismo

Se hai il sospetto di essere ipotiroideo, la prima cosa da fare è rivolgerti al medico che ti prescriverà gli esami del sangue necessari a controllare i livelli degli ormoni T4 (tiroxina) e TSH (ormone tireotropo prodotto dall’ipofisi).

In genere, si ha ipotiroidismo quando il livello di TSH è più alto della norma.

Questo perché, se la tiroide produce meno ormoni di quelli necessari, allora entra in azione l’ipofisi (a sua volta controllata dall’ipotalamo) che, tramite una maggiore produzione di TSH, stimola la produzione di ormoni tiroidei.

Talvolta può accadere che il livello di TSH sia alto anche in presenza di un normale livello di ormoni prodotti dalla tiroide.

In questo caso si parla di ipotiroidismo subclinico, una forma di ipotiroidismo leggero, in genere considerato come il primo stadio del problema.

Se non si interviene facendo cambiamenti nella dieta e nello stile di vita, l’ipotiroidismo subclinico si evolve nella forma più seria del disturbo fino ad arrivare a reazioni autoimmuni gravi che possono portare a problemi seri come:

  • disturbi nella funzione cerebrale
  • infertilità
  • problemi in gravidanza
  • obesità
  • malattie cardiache
  • danni alle giunture

Quando l’ipofisi non funziona bene

Talvolta può verificarsi anche il caso in cui gli esami diano come risultato un basso livello di T4 e, contrariamente a quanto sarebbe normale aspettarsi, anche un basso livello di TSH.

In questo caso il problema non è la tiroide bensì l’ipofisi che non funziona come dovrebbe.

Se l’ipofisi produce meno TSH di quanto sarebbe normale, la risposta della ghiandola tiroidea di produrre meno T4 è corretta in quanto quest’ultima produce questo ormone come diretta risposta allo stimolo degli ormoni prodotti dall’ipofisi.

Quindi, se l’ipofisi non produce abbastanza TSH, la tiroide di conseguenza non produce T4 a sufficienza.

Se si verifica un caso del genere, riportando alla normalità questa ghiandola, anche la tiroide tornerà di conseguenza ad operare correttamente.

Complicazioni dell’ipotiroidismo

In taluni casi, per fortuna rari, la persona ipotiroidea può manifestare i sintomi del coma mixedematoso che è considerata una complicazione grave dell’ipotiroidismo che, se non trattata, può essere anche fatale.

Il coma mixedematoso consiste in una perdita delle funzioni cerebrali, ipotermia e in un rallentamento generale nella funzionalità dei vari organi del corpo causata da un livello troppo basso e prolungato nel tempo di ormoni tiroidei nel sangue.

Fortunatamente si manifesta di rado, ne sono maggiormente colpiti le donne e gli anziani, soprattutto nei mesi invernali.

Questo fa pensare che ci sia una correlazione con la diminuzione della temperatura visto che la persona ipotiroidea tende già a non tollerare il freddo.

In genere, comunque, il coma mixedematoso è il risultato di un ipotiroidismo non diagnosticato e/o non trattato e può essere fatale se non si interviene tempestivamente.

Noduli tiroidei: un campanello d’allarme

Un altro sintomo a cui prestare particolare attenzione è quello dei noduli tiroidei, un accumulo di cellule all’interno della tiroide che crea un’escrescenza di dimensioni anomale.

La maggioranza di questi noduli non è pericolosa ma, in taluni casi, questi nel corso del tempo possono diventare cancerosi.

In caso di presenza di noduli alla tiroide, infatti, si procede anche a diagnosticare l’eventuale presenza di tessuto cancerogeno.

Quanto detto sopra, fa capire quanto sia importante, in caso di sospetto ipotiroidismo, fare un’analisi del sangue e avere una diagnosi per iniziare subito ad affrontare la situazione.

Diagnosi dell’ipotiroidismo: quando un valore è troppo basso e quando è troppo alto?

Sappiamo che esistono dei valori medi di riferimento che vengono usati per misurare le quantità di diverse sostanze presenti nel sangue e in altri fluidi corporei che sono il prodotto dell’elaborazione di milioni di risultati.

Questi risultati forniscono appunto una media di quella che dovrebbe essere la quantità di una determinata sostanza nell’organismo di un individuo sano.

Non bisogna però dimenticare che, al di là dei valori di riferimento, ogni individuo è un caso a sé e ci sono altri fattori da prendere in considerazione quando si valuta la condizione di salute della singola persona.

Esiste un’ampia gamma di stadi differenti dell’ipotiroidismo, da forme molto leggere fino ad arrivare ai casi più gravi.

Inoltre, il risultato numerico di un’analisi del sangue non è in grado di dirci fino a che punto un individuo starà meglio o peggio.

Generalmente, il grado di disfunzione nella produzione ormonale è coerente con la sintomatologia che si manifesta.

Ma ci possono essere anche casi di persone che, pur avendo una forma leggera di ipotiroidismo, sperimentano un disagio maggiore di altri con una forma di ipotiroidismo più seria.

Certamente una terapia portata avanti con un buon medico e il supporto di un nutrizionista qualificato, deve avere come obiettivo la normalizzazione dei valori delle analisi e il raggiungimento di uno stato di benessere generale.

Cibi da mangiare e cibi da evitare 

Le scelte che fai a tavola influenzano la tua salute molto più di quanto pensi.

Il tuo corpo, la tua mente e persino i tuoi geni, sono profondamente plasmati da quello che mangi ogni giorno e la tiroide naturalmente non fa eccezione.

Sono ancora molte le persone con disturbi alla tiroide che dal medico non ricevono alcuna indicazione in merito alla dieta da seguire ma solo prescrizioni di farmaci e indicazioni alimentari generiche, spesso legate a conoscenze ormai vecchie e superate.

La medicina convenzionale tende a voler curare, o comunque a tenere sotto controllo, la sintomatologia che accompagna l’ipotiroidismo tramite l’assunzione quotidiana, spesso a lungo termine o addirittura permanente, di medicinali.

Meno importanza viene data, invece, ai risultati che si potrebbero ottenere facendo i giusti cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita in generale.

Questo non avviene solo per quanto riguarda l’ipotiroidismo.

Le medicine antiche, come la medicina cinese e la medicina Ayurvedica, da millenni considerano il cibo come sorgente primaria della buona salute o della malattia.

Anche Ippocrate, circa 2500 anni fa, affermava “Fai che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo”, dimostrando un’apertura mentale molto maggiore di quella dell’umano medio contemporaneo.

Ecco allora la lista dei cibi migliori da inserire nella dieta per iniziare a curare l’ipotiroidismo.

Acqua

Iniziamo dal più semplice ed economico di tutti, cioè l’acqua che sia pulita e da consumare calda o almeno tiepida.

L’acqua di rubinetto, come sappiamo, è purtroppo piena di calcare e sostanze inquinanti che arrivano dalle infiltrazioni che raccoglie lungo il viaggio dalla fonte fino al rubinetto di casa.

È sicuramente motivo di orgoglio nazionale il fatto di avere una parte dell’acquedotto che ancora risale all’epoca dei romani ma la qualità dell’acqua difficilmente ne risulta migliorata.

Non per niente l’acqua potabile contiene sostanze disinfettanti che ne alterano non solo il gusto, ma anche la qualità e il suo effetto sull’organismo.

L’ideale sarebbe installare un buon depuratore (ormai se ne trovano in commercio anche a prezzi ragionevoli) o in alternativa consumare una buona acqua naturale in bottiglia.

L’acqua è importante per mantenere l’idratazione dell’organismo e per digerire in modo efficace.

Infatti il corpo ha bisogno di circa ¾ di litro d’acqua ad ogni pasto per produrre tutte le sostanze necessarie a digerire il cibo (enzimi, acidi gastrici, bile, ecc.).

L’acqua inoltre aiuta a prevenire la costipazione, a mantenere un buon livello di energia e a controllare gli attacchi di fame.

Bevi almeno un litro e mezzo/due di acqua calda non gassata al giorno lontano dai pasti.

Pesce selvaggio

Fornisce gli acidi grassi Omega 3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) essenziali per l’equilibrio ormonale e la funzionalità tiroidea.

Bilanciare gli acidi grassi Omega 3 e Omega 6 nella dieta aiuta a ridurre l’infiammazione e a supportare le funzioni neurologiche.

Il pesce selvaggio, come il salmone dell’Alaska, lo sgombro dell’Atlantico e le sardine del Pacifico, è fra le sorgenti migliori di Omega 3 per

  • aumentare l’attività dei neurotrasmettitori
  • supportare il sistema immunitario
  • migliorare l’umore

Informati sul pesce che è bene evitare di consumare e fai la scelta migliore tra le varietà di pesce fresco non surgelato che trovi nella tua zona.

Olio di cocco

Per decenni ingiustamente accusato di essere un grasso blocca-arterie, l’olio di cocco sta finalmente trovando la sua riabilitazione grazie a numerosissimi studi, ricerche scientifiche e osservazioni “sul campo”.

Questi studi hanno dimostrato non solo che non è un cibo dannoso, ma anche che il cocco è davvero il frutto dell’albero della vita, come lo definiscono le popolazioni che da sempre ne fanno un uso quotidiano.

Il cocco fornisce acidi grassi a catena media o MCFA (dall’inglese Medium Chain Fatty Acids) sotto forma di acido laurico, acido caprilico e acido caprico che aiutano a:

  • supportare ed accelerare il metabolismo
  • aumentare l’energia
  • combattere l’affaticamento

L’olio di cocco è uno degli alimenti base nella dieta anti-ipotiroidismo.

È molto facile da assimilare anche per coloro che hanno difficoltà a digerire i grassi (in quanto non richiede l’intervento della bile, di ormoni ed enzimi per essere processato ma viene convogliato direttamente al fegato attraverso la vena porta).

Inoltre:

  • nutre l’organismo e l’apparato digerente, l’intestino in particolare
  • ha una forte azione anti-microbica, anti-batterica e anti-ossidante
  • migliora la performance del sistema immunitario
  • accelera il metabolismo e alza la temperatura corporea
  • aumenta la funzionalità cerebrale e la resistenza sia fisica che mentale
  • migliora l’umore
  • aiuta a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue.

Come consumare l’olio di cocco

Consuma sempre olio di cocco vergine spremuto a freddo, che puoi trovare nei negozi di alimenti bio e naturali oppure online.

Puoi iniziare ad inserirlo nella tua alimentazione quotidiana mischiandolo all’olio di oliva e usandolo sia in cottura che per condire a freddo.

Puoi aggiungerlo a frullati, creme, vellutate e zuppe e usarlo per preparare deliziosi dolci crudisti.

Si può utilizzare anche puro, come se fosse un integratore, tenendo conto però che d’inverno e con le basse temperature, anche se tenuto in casa, si solidifica, quindi non sarebbe molto agevole usarlo.

È un’ottima aggiunta allo smart cappuccino del mattino a colazione e ogni tanto ad una tazza di cioccolata calda fatta in casa a cui indulgere con l’arrivo dei primi freddi.

Con un poco di fantasia e l’aiuto delle ricette che trovi su SAUTÓN Approach non avrai difficoltà ad inserire questo prezioso alimento nella tua dieta quotidiana.

Alghe

Le alghe sono tra le fonti migliori di iodio e aiutano a prevenire eventuali carenze che possono compromettere la funzione tiroidea.

Nei negozi biologici trovi le alghe nori, kombu, kelp e wakame nella loro versione essiccata da utilizzare in piccole quantità aggiungendole a zuppe, minestre, vellutate e legumi e naturalmente anche abbinandole al pesce.

Fai in modo che le alghe siano sempre presenti nel tuo menu settimanale.

Cibi probiotici

Questi cibi sono parte fondamentale della dieta per l’ipotiroidismo.

I probiotici mantengono in buona salute e in equilibrio la microflora intestinale contribuendo così a creare un ambiente sano all’interno dell’intestino.

Questo riduce l’incidenza della sindrome della permeabilità intestinale, previene le carenze nutrizionali, riduce lo stato infiammatorio e le reazioni autoimmuni.

Questi cibi comprendono il kefir e lo yogurt, che puoi preparare in casa utilizzando i fermenti che trovi nei negozi biologici, utilizzando latte di mandorla o latte di cocco.

Da evitare assolutamente il latte di mucca pastorizzato, sia per il contenuto di lattosio sia per gli effetti negativi prodotti dalla pastorizzazione.

Altri cibi fermentati ottimi da inserire nella tua dieta sono:

  • il miso
  • il natto
  • il kombucha
  • l’aceto di cocco
  • i crauti
  • altri vegetali fermentati

Semi e germogli

I semi e i germogli di canapa, lino e chia forniscono l’ALA (acido alfa-linolenico) un tipo di Omega 3 di primaria importanza per l’equilibrio ormonale e la funzionalità della tiroide.

Più in generale assumere un buon quantitativo di grassi sani ogni giorno:

  • aiuta a mantenere sano e attivo il sistema nervoso
  • migliora l’umore
  • stabilizza i livelli di zucchero nel sangue
  • aumenta il senso di sazietà aiutando quindi a mantenere il giusto peso corporeo.

Cibi ricchi di fibre

Chi è affetto da ipotiroidismo può facilmente incorrere in difficoltà digestive causate dal rallentamento generale del metabolismo.

Assumere ogni giorno un buon quantitativo di fibre con la dieta:

  • aiuta la digestione
  • contribuisce a migliorare il transito intestinale e la salute del cuore
  • bilancia i livelli di zucchero nel sangue e aiuta a mantenere più facilmente il giusto peso corporeo, aumentando il senso di sazietà.

Vegetali freschi, ortaggi, legumi, bacche e semi sono tutti ottime fonti di fibre.

A questi alimenti ti consiglio di aggiungere, ogni volta che ti è possibile, anche il consumo della polpa del cocco che è uno degli alimenti in assoluto più ricchi di fibre sia solubili che insolubili.

Nella polpa di cocco fresca, all’incirca il 71% del contenuto totale di carboidrati presenti è costituito da fibre, il restante 29% da amidi e zuccheri.

Quando non riesci a trovare il cocco fresco, puoi utilizzare la polpa di cocco essiccata (che trovi disponibile tutto l’anno ed è possibile acquistare anche online) e che puoi utilizzare anche per cucinare.

Il processo di essiccazione non altera le proprietà della polpa fresca, dato che questa viene privata solo dell’acqua.

Inoltre, in percentuale, contiene una quantità di fibre maggiore rispetto alla polpa fresca.

Brodo di ossa

Il brodo di ossa contiene amminoacidi come la L-Prolina e la L-Glicina che aiutano a riparare il tessuto intestinale e quindi a migliorare l’assimilazione dei nutrienti e a ripristinare il metabolismo.

Contiene anche numerosi minerali e proteine preziose che nutrono l’apparato digerente e mantengono in salute le ossa e le articolazioni come calcio, magnesio, fosforo, silice e collagene.

Assumere periodicamente il brodo di ossa:

  • aiuta a sconfiggere le intolleranze alimentari
  • aumenta l’energia
  • combatte l’affaticamento
  • migliora le prestazioni del sistema immunitario
  • allevia i dolori muscolari e articolari.

Come preparare il brodo di ossa

Preparare un buon brodo di ossa è davvero semplice.

Procurati ossa di bovino e/o di pollo, possibilmente di provenienza biologica, e dell’acqua pulita in quantità sufficiente.

Metti le ossa nell’acqua e porta a bollore, non aggiungere né sale, né grassi e vegetali di qualunque tipo.

Il brodo sarà comunque saporito e arricchito dai grassi che si scioglieranno durante la cottura.

Inoltre, non aggiungendo verdure, la preparazione si conserva più a lungo.

Fai sobbollire lentamente il brodo per alcune ore (almeno 4-5 ore per ottenere un brodo ricco di nutrienti ma volendo può cuocere anche più a lungo) fino a quando non vedrai che il midollo si è sciolto completamente e anche la parte cartilaginea si è quasi dissolta nell’acqua.

A fine cottura, elimina le ossa, filtra il tutto e conserva in frigorifero in un recipiente di vetro.

Si mantiene bene anche per 4-5 giorni.

Al momento del consumo puoi aggiungere, se lo gradisci, poco sale e del ghi o olio di cocco o d’oliva a crudo.

È ottimo da assumere soprattutto con l’arrivo dei primi freddi.

Ti consiglio di inserirlo periodicamente nella tua dieta, ad esempio per qualche settimana all’inizio dell’autunno e ripetere poi periodicamente fino a primavera.

Verdure e frutta fresche

Verdura e frutta fresche sono ricche di vitamine, sali minerali, antiossidanti e fibre necessari per combattere i danni causati dai radicali liberi e spegnere l’infiammazione.

Sono cibi ricchi di nutrienti e dovrebbero costituire la quantità maggiore di alimenti che introduciamo durante la giornata dato che:

  • mantengono in buona salute l’apparato digerente e il sistema nervoso
  • proteggono il cuore
  • contribuiscono a mantenere in equilibrio gli ormoni
  • aiutano a tenere il peso nella norma

Accompagna una porzione di proteine a due ricche porzioni di verdura per ogni pasto.

Quali cibi è meglio evitare

Dopo questa lunga carrellata dedicata ai cibi buoni, passiamo ora a vedere la lista dei principali alimenti da eliminare o almeno da ridurre drasticamente in caso di ipotiroidismo.

Cibi goitrogeni e gozzigeni

Sono tutti quei cibi che contengono degli antinutrienti che interferiscono con il metabolismo dello iodio e quindi inibiscono la funzionalità della tiroide.

A lungo andare questo può portare alla formazione del gozzo, cioè a un aumento di volume anomalo della ghiandola.

I cibi in questione sono i vegetali appartenenti alla famiglia delle brassicacee o crucifere cioè cavoli, broccoli, rape, ravanelli, cavoletti di Bruxelles, kale o cavolo nero, cavolfiore, verza, crescione e rucola.

Tra gli alimenti goitrogeni rientrano anche la soia, la lattuga, gli spinaci e il miglio.

Se non c’è una forma di ipotiroidismo grave, se ne possono consumare saltuariamente porzioni moderate dopo accurata cottura, ad esempio al vapore.

Acqua del rubinetto

Come sappiamo, l’acqua del rubinetto contiene cloro che inibisce l’assorbimento dello iodio e fluoro che interferisce con la sintesi degli ormoni tiroidei.

Consumare acqua di rubinetto addizionata di questi elementi chimici può quindi determinare un rallentamento della tiroide e del metabolismo e concorrere allo svilupparsi dell’ipotiroidismo.

Come già detto in precedenza, meglio optare per un buon depuratore, se possibile, o eventualmente una buona acqua in bottiglia.

Glutine

Molte persone con problemi alla tiroide risultano essere particolarmente sensibili al glutine, intolleranti o addirittura possono sviluppare la celiachia che è una forma di allergia al glutine.

Il glutine si trova nei cereali, soprattutto grano e frumento che sono quelli che ne contengono la percentuale maggiore e sono purtroppo i più consumati in assoluto.

I cereali che naturalmente non contengono glutine invece sono il mais, tutti i tipi di riso, il grano saraceno, la quinoa, il sorgo, l’amaranto e il teff.

Anche il miglio non contiene glutine ma, come abbiamo visto al punto precedente, meglio evitarlo in quanto goitrogeno.

Il glutine è anche usato in moltissimi cibi industriali e persino nei cosmetici, quindi controlla sempre l’etichetta di quello che acquisti per evitare il glutine nascosto.

Una sensibilità al glutine non diagnosticata può aumentare ulteriormente l’infiammazione, creare carenze nutrizionali e peggiorare le disfunzioni ormonali.

Latte e derivati

Come il glutine, anche il latte e i suoi derivati possono essere particolarmente problematici per chi ha disfunzioni alla tiroide.

Questi, infatti, provocano reazioni all’interno dell’organismo che vanno a peggiorarne lo stato infiammatorio.

Se hai la possibilità di procurartelo, meglio optare per latte di capra e derivati di provenienza biologica e non pastorizzati.

Evita, invece, i prodotti caseari convenzionali.

Zucchero

Lo zucchero, e ovviamente tutti i prodotti che lo contengono, altera gravemente l’equilibrio ormonale necessario per un buon funzionamento della tiroide.

Come abbiamo visto, le persone affette da ipotiroidismo aumentano facilmente di peso e hanno invece molta difficoltà a perderlo.

Dato che la tiroide è una delle ghiandole chiave per l’equilibrio ormonale ed il metabolismo, è opportuno evitare lo zucchero che contribuisce all’insorgere di:

  • disfunzioni ormonali
  • affaticamento
  • sbalzi umorali
  • depressione
  • aumento di peso

Meglio optare per dolcificanti naturali come:

Questi hanno un basso indice glicemico (o addirittura nullo come la stevia e la lucuma), pochissime calorie e non hanno gli effetti negativi dello zucchero sull’organismo.

Prodotti a base di farine raffinate

I prodotti fatti con carboidrati raffinati come la farina di grano o frumento, hanno un impatto negativo sui livelli ormonali e favoriscono molto l’aumento di peso.

Questi prodotti includono il pane, la pasta, i cereali e tutti i prodotti da forno (pizza, biscotti, crackers, grissini, merendine varie, torte, ecc.) sia che siano fatti in casa che di provenienza industriale.

La scelta migliore e più saggia sarebbe di rimuovere tutti questi alimenti dalla dieta sostituendoli, eventualmente, con moderate quantità di prodotti realizzati con cereali integrali senza glutine come il grano saraceno.

Anche in questo caso, però, non bisogna farne un uso quotidiano in quanto tutti i carboidrati raffinati, anche quelli derivanti da cereali senza glutine, favoriscono molto l’aumento di peso e alzano la glicemia nel sangue, favorendo quindi l’insorgere dell’infiammazione.

Caffè

Il caffè è una bevanda nervina che ha un effetto iperstimolante sul sistema nervoso e che interferisce con l’assorbimento da parte dell’organismo di nutrienti necessari anche per il buon funzionamento della tiroide.

Inoltre, essendo un forte diuretico, provoca anche un aumento dell’eliminazione dei minerali già presenti nell’organismo.

I rimedi naturali contro l’ipotiroidismo

Oltre ad una sana alimentazione, un altro passo da compiere è iniziare ad abbandonare l’idea che solo i farmaci risolvano il problema e considerare delle strade alternative.

Ecco quali rimedi naturali, in aggiunta ad una dieta appropriata, possono essere d’aiuto per diminuire i sintomi e supportare il processo di guarigione dall’ipotiroidismo.

Ashwagandha (nome botanico Withamnia somnifera)

L’Ashwagandha è una delle più potenti piante curative utilizzate nella medicina Ayurvedica da tempi molto antichi.

Viene spesso chiamata ginseng indiano per via delle sue proprietà ringiovanenti e rinvigorenti.

Dal punto di vista botanico, però, l’ashwagandha ed il ginseng non sono correlati.

In India ci si riferisce all’ashwagandha anche come alla “forza dello stallone” in quanto viene comunemente usata per rinforzare il sistema immunitario dopo una malattia.

Si tratta di una pianta adattogena che aiuta il corpo a reagire allo stress mantenendo in equilibrio i livelli ormonali.

Questa pianta si è dimostrata estremamente efficace nel migliorare la salute della tiroide sia in caso di ipotiroidismo che in caso di ipertiroidismo.

Scienziati e medici ancora non capiscono esattamente come funzionino le piante adattogene.

Quello che sappiamo è che queste piante hanno appunto la capacità di adattarsi alle condizioni in cui l’organismo si trova al momento in cui vengono assunte e di agire concordemente con esso per ristabilire l’equilibrio.

Nel caso di problemi alla tiroide, l’ashwagandha lavora con il nostro corpo per riportare in equilibrio i livelli ormonali sia che questi siano troppo alti o troppo bassi.

Le piante adattogene in generale aiutano ad abbassare i livelli di cortisolo e a bilanciare i livelli di T4 (tiroxina).

Studi clinici hanno infatti dimostrato che l’ashwagandha, somministrata per un periodo di 8 settimane, ha aiutato i pazienti ipotiroidei ad incrementare significativamente i livelli di tiroxina riducendo così la gravità dei sintomi.

Ci sono anche altre piante adattogene che hanno effetti simili come:

  • la rhodiola
  • la radice di liquirizia
  • il ginseng
  • il basilico sacro (conosciuto anche con il nome sanscrito tulasi o il nome hindi tulsi).

Iodio

Diversi studi suggeriscono che una supplementazione quotidiana di iodio, anche in modeste quantità (tra i 150 e i 300 microgrammi al giorno), provoca significativi cambiamenti nella funzionalità ormonale della tiroide e forse anche nella produzione di anticorpi in soggetti predisposti.

Una dieta ricca di cibi contenenti iodio come pesce, uova, alghe e prodotti da latte crudo può aiutare a prevenire la deficienza di questo importante elemento.

Questi stessi studi hanno anche evidenziato che la supplementazione di iodio non dovrebbe essere fatta in presenza di tiroidite di Hashimoto in quanto, nel lungo termine, l’assunzione di troppo iodio aumenta il rischio di sviluppare ipertiroidismo.

Infatti, mentre è quasi impossibile assumere iodio in eccesso tramite la sola dieta, l’utilizzo di supplementi o il consumo di grandi quantità di alghe fresche o essiccate può portare facilmente al sovradosaggio.

Selenio

La tiroide è l’organo con il più alto contenuto di selenio nel corpo.

Il selenio è necessario per la produzione dell’ormone T3 della tiroide (triiodotironina) e può ridurre le reazioni autoimmuni dell’organismo.

In pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto e nelle donne in gravidanza che manifestano disturbi della tiroide, la supplementazione di selenio diminuisce la produzione degli anticorpi anti-tiroidei e migliora la struttura della ghiandola tiroidea.

Dato che aiuta a bilanciare i livelli ormonali, il selenio diminuisce il rischio di sviluppare disturbi della tiroide sia durante la gravidanza che successivamente (tiroidite post partum).

Altri studi hanno dimostrato che quando la mancanza di selenio viene risolta con la supplementazione, i pazienti arrivano a sperimentare una media del 40% di riduzione di anticorpi tiroidei contro un aumento degli stessi del 10% che si manifesta in caso di somministrazione di un placebo.

Il selenio è anche un potente antiossidante ed è necessario all’organismo per produrre il glutatione, il più importante e potente tra gli antiossidanti presenti nel nostro corpo.

Alcuni sintomi e possibili complicazioni del deficit da selenio sono:

  • disfunzioni della tiroide
  • indebolimento del sistema immunitario
  • infertilità
  • depressione
  • malattie cardiache
  • aumento del rischio di cancro

La prima cosa da fare per prevenire un deficit di selenio è certamente quella di inserire nella propria alimentazione cibi ricchi di questo elemento.

Eventualmente si possono assumere supplementi di altro genere, solo in caso di deficit grave che non si riesce a risolvere con la sola dieta.

Tra i cibi più ricchi di selenio troviamo:

  • noci brasiliane
  • senape (semi)
  • pesce (in particolare sardine e tonno pinna gialla)
  • carne rossa grass-fed (di animali da pascolo)
  • tacchino
  • pollo
  • uova
  • semi di girasole

L-Tirosina

Si tratta di un aminoacido utilizzato nella sintesi degli ormoni tiroidei.

Il T4 (tiroxina) viene prodotto naturalmente tramite un processo di iodinazione (accoppiamento con lo iodio) della tirosina che si trova nell’organismo sia grazie all’assunzione nella dieta di alimenti proteici sia tramite auto-produzione.

La supplementazione di L-tirosina aiuta a:

  • migliorare la qualità del sonno
  • combattere l’affaticamento e gli stati depressivi aumentando la capacità di attenzione e la funzionalità dei neurotrasmettitori

Uno dei motivi per cui questo aminoacido ha un effetto positivo nella cura degli squilibri della tiroide è dato dal fatto che gioca anche un ruolo nella produzione della melatonina, della dopamina e della noradrenalina che sono i nostri naturali ormoni del benessere.

Olio di pesce

Gli acidi grassi essenziali che si trovano nell’olio di pesce sono di estrema importanza sia per il cervello che per la funzionalità tiroidea.

Gli acidi DHA (acido docosaesaenoico) e EPA (acido eicosapentaenoico) sono derivati dalla trasformazione metabolica dell’acido Omega 3 LNA (acido alfa-linolenico).

L’assunzione di questi acidi grassi porta ad un minore rischio di disturbi alla tiroide e quindi del manifestarsi di sintomi quali:

  • ansietà
  • depressione
  • colesterolo alto
  • malattie infiammatorie dell’intestino
  • artrite
  • diabete
  • sistema immunitario debole
  • innalzamento delle reazioni autoimmuni

Alcuni cibi ricchi di Omega 3 sono:

  • pesce (in particolare il pesce azzurro)
  • olio e semi di lino
  • frutta a guscio (noci, mandorle, nocciole, ecc.)
  • alghe
  • vegetali a foglia larga (indivia, crescione, radicchio, verza, ecc.)

Vitamine del gruppo B

La vitamina B12 e la tiamina (vitamina B1) sono importanti per le funzioni neurologiche e l’equilibrio ormonale.

Studi hanno dimostrato che supplementare la tiamina aiuta a combattere i sintomi delle malattie autoimmuni come l’affaticamento cronico.

Ad esempio, pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto ai quali veniva somministrata una dose quotidiana di tiamina di 600 mg hanno sperimentato una regressione completa dell’affaticamento.

Anche la vitamina B12 aiuta a combattere l’affaticamento cronico che si accompagna a disfunzioni della tiroide in quanto contribuisce a:

  • mantenere in salute le cellule nervose (compresi i neurotrasmettitori)
  • proteggere la guaina mielinica cioè il rivestimento esterno delle cellule nervose
  • trasformare i nutrienti provenienti dal cibo in energia utilizzabile dal cervello e dal corpo.

Probiotici

Aiutano a riparare e a mantenere in salute l’intestino, riducono l’infiammazione e aiutano nell’assorbimento dei nutrienti.

Una dieta che comprenda alimenti ricchi di probiotici porta anche altri benefici quali:

  • un sistema immunitario forte
  • l’aumento di energia derivante dalla produzione di vitamina B12
  • la riduzione della crescita batterica o virale legata a patologie quali la candida
  • un miglioramento della salute della pelle.

Inoltre aiutano a controllare l’appetito e facilitano la perdita di peso.

Dall’Ayurveda erbe e rimedi naturali

Oltre all’Ashwagandha, ecco altre erbe comunemente usate nella medicina Ayurvedica che possono essere efficaci nel supportare la tiroide:

  • Punarnava (Boerhavia diffusa): ravviva il fuoco digestivo che tende a indebolirsi in caso di ipotiroidismo, ha proprietà antinfiammatorie ed è molto utile in presenza di tossine, in quanto aiuta la purificazione del sangue. Dà nuovo impulso al metabolismo, aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso nel corpo e promuove la perdita di peso
  • Trikatu: è un mix di 3 spezie (zenzero, pepe nero e pepe lungo o pippali) molto usato nella medicina Ayurvedica. Dato che è molto caldo e forte, potrebbe essere non adatta in presenza di sintomi di forte calore, disidratazione e infiammazione. Stimola la digestione ed il metabolismo, migliora l’assorbimento dei nutrienti e stimola la microcircolazione. Se ne può assumere un pizzico prima del pasto oppure usarlo direttamente nella preparazione degli alimenti. In caso sia troppo forte, si può stimolare la digestione assumendo, una mezz’ora prima di mangiare, un mezzo bicchiere di acqua calda con del succo di limone e un poco di zenzero fresco oppure mezzo bicchiere di acqua calda con un cucchiaino di aceto di mele.
  • Citronella (anche detta lemongrass): ha proprietà digestive a aumenta il metabolismo dei grassi.
  • Guggulu (Commiphora Wightii): aumenta la produzione di ormoni da parte della tiroide e la conversione del T4 in T3, così facendo va ad intervenire su due delle tre deficienze ormonali che caratterizzano l’ipotiroidismo. Inoltre è utile nella detossificazione, purifica il sangue, supporta il sistema immunitario ed è una fonte naturale di antiossidanti.
  • Brahmi (Bacopa monnieri): aiuta a dissipare l’annebbiamento mentale e la depressione che sempre accompagnano le disfunzioni della tiroide. Ravviva la mente e aumenta la capacità di concentrazione.

Un ulteriore aiuto: gli oli essenziali

Anche gli oli essenziali possono essere un valido supporto  alla tiroide e al sistema immunitario.

Puoi creare una miscela con 5 parti di olio di citronella e 5 parti di olio di garofano alla quale devi aggiungere tre gocce di olio di franchincenso.

Strofina questa miscela direttamente in corrispondenza della tiroide che si trova alla base del collo sul davanti.

Puoi anche strofinare due gocce di olio di franchincenso ogni giorno sul palato.

Similmente, strofina ogni giorno più volte al giorno, da due a quattro gocce di olio di citronella e mirra sull’area della tiroide e sui punti corrispondenti dei piedi in riflessologia (gli alluci) e sui polsi.

Per combattere i dolori muscolari e articolari, prova un bagno calmante con una miscela di olio di geranio, olio di garofano, olio di citronella e mirra.

Per combattere l’affaticamento, invece, utilizza una combinazione di olio di menta e olio di limone o pompelmo.

Usa invece olio di camomilla, di franchincenso e di lavanda sia nell’acqua del bagno che diffuse in casa per migliorare l’umore e ridurre ansietà e irritabilità.

Per tutti i rimedi e le erbe sopra indicati, a meno di non avere cognizione di causa sull’argomento, ti sconsiglio il “fai da te”.

Piuttosto rivolgiti ad un medico o nutrizionista competente.

Ancora meglio se trovi dei professionisti che siano esperti anche nella medicina ayurvedica o in medicina cinese e che ti possano seguire sinergicamente in questo percorso.

Ipertiroidismo: cos’è, le cause e i rimedi naturali

Ipertiroidismo

L’ipertiroidismo si manifesta quando la tiroide lavora troppo e produce un surplus di alcuni ormoni (T3, triiodotironina e T4, tiroxina) rispetto all’effettivo fabbisogno giornaliero dell’organismo.

È un disturbo molto meno diffuso rispetto all’ipotiroidismo che può causare, a chi ne soffre, disturbi importanti a carico del metabolismo, del sistema nervoso e del cuore.

Colpisce più di frequente le donne e si manifesta soprattutto nella maturità, tra i 40 e i 60 anni, ma può insorgere anche in altre fasi della vita

Il tipo di ipertiroidismo più comune è un disordine autoimmune conosciuto con il nome di malattia di Basedow – Graves oppure morbo di Basedow – Graves o gozzo tossico diffuso.

In questa malattia, l’organismo produce l’anticorpo immunoglobulina stimolante la tiroide (in inglese thyroid-stimulating immunoglobulin, abbreviato con la sigla TSI).

Questo anticorpo ha un comportamento simile all’ormone tireostimolante TSH che, prodotto dall’ipofisi, serve appunto a stimolare la tiroide a produrre i suoi propri ormoni e che di norma è alto nei soggetti colpiti da ipotiroidismo.

Il TSI sovrastimola la ghiandola e provoca una produzione eccessiva di ormoni tiroidei.

Le cause dell’ipertiroidismo

Ci sono diversi fattori che concorrono all’insorgere dell’ipertiroidismo e del morbo di Graves, tra le cause principali troviamo:

Ulteriore possibile causa dell’ipertiroidismo è anche il gozzo nodulare, un ingrossamento anomalo della tiroide che spinge la ghiandola a produrre ormoni tiroidei in eccesso.

Anche la tiroidite, cioè l’infiammazione della tiroide, causata da un’infezione virale che abbia messo a dura prova il sistema immunitario, può causare sintomi temporanei di ipertiroidismo.

Un’altra causa possibile è un’eccessiva supplementazione di iodio, non tanto tramite la dieta quanto mediante l’assunzione di integratori o medicinali che lo contengono, che può causare il gozzo ed esacerbare problemi già presenti alla tiroide.

I sintomi dell’ipertiroidismo

I sintomi principali associati all’ipertiroidismo e al morbo di Graves comprendono:

  • ansia
  • disordini del sonno
  • irritabilità
  • ipertensione
  • sindrome dell’intestino irritabile
  • aumento del metabolismo
  • gozzo diffuso
  • senso dell’olfatto acutizzato
  • tachicardia
  • cambiamenti di peso (non dovuti a dieta o altre cause)
  • diradamento dei capelli
  • esoftalmia (una protrusione dei bulbi oculari oltre la norma)
  • astenia muscolare
  • irregolarità mestruali
  • cambiamenti comportamentali con manifestazioni quali depressione, psicosi, manie e agitazione

Dieta e stile di vita per combattere l’ipertiroidismo

Se ti riconosci in alcuni dei sintomi sopra indicati, potresti essere sulla via dell’ipertiroidismo.

È quindi consigliabile fare al più presto un controllo medico per verificare il tuo stato di salute generale.

Che ci sia o meno la conferma di essere ipertiroideo da parte degli esami medici, intervenire sull’alimentazione è certamente la prima cosa che puoi fare per allontanare la possibilità di incorrere in questa patologia.

Ecco alcune strategie vincenti da adottare per allontanare il rischio di problemi alla tiroide e più in generale per vivere meglio.

1. Impara a gestire lo stress

Numerosi studi condotti su animali ed esseri umani hanno dimostrato che alti livelli di stress aumentano la possibilità di innescare risposte autoimmuni da parte del sistema immunitario.

Lo stress, infatti, provoca cambiamenti, sia a livello fisico che psicologico, che impattano sul funzionamento del sistema immunitario causando alterazioni neuroendocrine che comportano disordini autoimmuni e danneggiamento di organi e tessuti.

Lo stress alza il livello del cortisolo (l’ormone dello stress) nel sangue causando disturbi al funzionamento dei neurotrasmettitori e peggiorando i sintomi dei disordini della tiroide.

Per evitare tutto questo, inserisci nella tua giornata delle attività che ti aiutino a scaricare lo stress:

  • dedicati ad un’attività per te particolarmente piacevole
  • fai esercizio fisico moderato
  • pratica la meditazione
  • trascorri del tempo a contatto con la natura
  • fai dei massaggi
  • usa gli oli essenziali
  • prendi in considerazione l’idea di fare del volontariato

2. Segui una dieta antinfiammatoria

Adottare un’alimentazione che riduca l’infiammazione sistemica è uno dei modi più efficaci per normalizzare la funzionalità del sistema immunitario e per creare un ambiente sano nell’intestino.

Allo stesso tempo, migliora lo stato di salute del microbiota intestinale che è strettamente connesso al livello di salute generale dell’organismo.

Uno dei modi in cui una dieta sbagliata può causare risposte autoimmuni è quello di consumare frequentemente cibi contenenti allergeni come latte e derivati e tutto ciò che contiene glutine.

Questo perché l’organismo percepisce queste sostanze come una minaccia nel momento in cui non possono essere propriamente digerite ed assimilate.

Gli allergeni contribuiscono nel tempo all’insorgere della permeabilità intestinale: il tessuto interno dell’intestino viene progressivamente attaccato e danneggiato fino a diventare letteralmente un “colabrodo”.

Così, lascia entrare nel flusso sanguigno sostanze che invece dovrebbero rimanere all’interno dell’intestino stesso per essere eventualmente eliminate.

Questo flusso continuo di sostanze dannose finisce per intossicare il sangue, quindi di conseguenza tutto l’organismo, innescando risposte autoimmuni a catena.

I cibi da evitare in caso di ipertiroidismo

È dunque importante adottare una dieta che non faccia “arrabbiare” il sistema immunitario e che non danneggi l’intestino.

Evita dunque:

  • latte e derivati
  • glutine (quindi tutti i prodotti fatti con farine da cereali che non siano naturalmente privi di glutine, in particolare grano e frumento che ne contengono la percentuale più alta)
  • aromi artificiali, additivi, coloranti (cibi industriali confezionati, cibi pronti surgelati, ecc,)
  • zuccheri (anche quello di canna che non è meno dannoso dello zucchero bianco, sciroppi di mais, agave, fruttosio, ecc.)
  • dolcificanti artificiali
  • cibi che contengano OGM
  • caffè e bevande che contengono caffeina

È importante anche eliminare i cibi che contengono iodio come il sale iodato, il rosso d’uovo e le alghe.

Per la stessa ragione è meglio evitare anche di assumere supplementi, integratori ed erbe che contengano questo elemento come ad esempio la quercia marina (conosciuta anche come fucus) e la laminaria.

I cibi consigliati in caso di ipertiroidismo

Prediligi invece:

  • verdura fresca e cotta (ad esempio al vapore o saltata), che fornisce nutrienti e aiuta a combattere l’infiammazione. Sono consigliati cavoli, broccoli, rape, ravanelli, cavoletti di Bruxelles, kale o cavolo nero, cavolfiore, verza, crescione e rucola. Questi vegetali sono da evitare in caso di ipotiroidismo in quanto contengono delle sostanze che interferiscono con l’assorbimento dello iodio ma sono utili in caso di ipertiroidismo (senza abusarne)
  • frutta fresca, in quantità moderate dato il suo contenuto di zuccheri e preferibilmente scaldandola un po’. Prediligi frutti a basso contenuto di zuccheri come frutti di bosco, mirtilli, fragole, mele, pere, albicocche e lamponi. Evita succhi di frutta industriali che sono ricchi di zuccheri e privi di nutrienti
  • erbe e aromi con proprietà antinfiammatorie come basilico, prezzemolo, rosmarino e origano
  • spezie come curcuma, cumino, zenzero, cardamomo, finocchietto, coriandolo che stimolano la digestione e contribuiscono a normalizzare l’attività del sistema immunitario
  • brodo di ossa che aiuta a riparare il tessuto intestinale e a disintossicare l’organismo
  • probiotici per ricostituire il microbiota intestinale e aiutare a combattere la permeabilità intestinale. Un ottimo modo di assumere probiotici di buona qualità è quello di preparare in casa lo yogurt partendo da latte di mandorle, latte di cocco o, se hai la possibilità di procurartelo, da latte di capra crudo, utilizzando uno starter per yogurt. Evita gli yogurt industriali che sono pastorizzati e imbottiti di zuccheri o altri tipi di dolcificanti, coloranti e additivi di vario genere
  • grassi sani che riducono l’infiammazione e sono indispensabili per proteggere il cervello e per il buon funzionamento del sistema nervoso. I grassi sani migliori sono il ghi, l’olio di cocco e l’olio di oliva

3. Fai esercizio fisico quotidianamente

Fare ogni giorno esercizio fisico è un ottimo modo per ridurre lo stress e l’infiammazione, a patto che sia piacevole e non esagerato.

Il sovrallenamento rischia infatti di aumentare il livello di stress e l’ansia e di consumare preziosa energia vitale.

Le attività migliori sono il nuoto, il ballo, camminare, la bicicletta, lo yoga e alcune arti marziali come il tai chi e il qi gong.

Fare esercizio fisico e adottare una dieta ricca di nutrienti, permette anche di mantenere le ossa in salute, cosa che risulta particolarmente difficile in caso di ipertiroidismo.

Gli alti livelli di ormoni tiroidei presenti nell’organismo, infatti, interferiscono con la normale capacità dell’organismo di assorbire il calcio e altri minerali importanti per mantenere le ossa forti e in salute.

4. Smetti di fumare

L’esposizione al fumo di sigaretta, al tabacco e ad altre droghe cosiddette “ricreative”, può scatenare risposte autoimmuni dell’organismo incluso il morbo di Graves.

Non si sa ancora esattamente come questo avvenga ma è possibile che l’alto livello di tossine presenti nel fumo di sigaretta (e in altre droghe) aumenti considerevolmente l’infiammazione e danneggi le cellule.

Di conseguenza scatena la risposta del sistema immunitario che inizia a produrre un numero sempre maggiore di linfociti T.

5. Limita l’esposizione a prodotti tossici

Ognuno di noi ogni giorno viene in contatto con una pletora di agenti tossici o potenzialmente tali dai quali siamo letteralmente circondati.

Si tratta di agenti chimici che si trovano nei comuni prodotti per la pulizia della casa, nei cosmetici, negli spray o diffusori di qualunque tipo, nei profumi, nei medicinali, negli antibiotici, nella pillola anticoncezionale.

A queste si aggiungono anche le sostanze disciolte nell’acqua potabile, fluoro e cloro in primis, che alterano il funzionamento della tiroide.

Nei limiti del possibile, bisogna evitare o limitare l’esposizione a queste sostanze, utilizzando il più possibile prodotti naturali e di produzione biologica.

In alternativa, in casa si possono produrre detergenti per la casa, saponi, cosmetici grazie alle infinite risorse presenti sul web.

Evita di assumere farmaci che non siano strettamente necessari e bevi acqua di buona qualità filtrata e quindi priva di sostanze tossiche.

6. Usa musica e suoni rilassanti quando lavori o fai esercizio

Ogni volta che ti dedichi all’esercizio fisico e, se possibile, anche sul posto di lavoro, ascolta musiche e suoni rilassanti come suoni ambientali naturali (ad esempio la pioggia, il rumore del mare, ecc.), oppure musiche per la meditazione e il relax.

Questi suoni e musiche:

  • aiutano a ridurre lo stress e l’ansia
  • inducono la calma
  • favoriscono la concentrazione, il rilassamento e l’apprendimento

Sul web trovi numerosi siti e servizi che offrono questo tipo di risorse, talvolta anche dando la possibilità di crearsi il proprio sound personale.

I rimedi naturali per trattare l’ipertiroidismo

Oltre ad intervenire su alimentazione e stile di vita, ecco dei rimedi naturali  utili per trattare l’ipertiroidismo:

  • L-Carnitina, studi clinici hanno dimostrato che un’assunzione dai 2 ai 4 gr/die è efficace per contrastare i sintomi dell’ipertiroidismo
  • Ashwagandha, una pianta molto usata nella Medicina Ayurvedica che ha la capacità di adattarsi alle condizioni in cui si trova l’organismo e di lavorare in sinergia con esso per riportarlo in equilibrio. Può essere utile sia in caso di ipotiroidismo che di ipertiroidismo
  • Bugola, una pianta che contiene sostanze che aiutano a prevenire i danni alla tiroide
  • Valeriana e passiflora, utili per riequilibrare il sonno
  • Melissa, impedisce agli anticorpi di fissarsi alla tiroide
  • Vitamine del gruppo B, aiutano a ridurre i sintomi dell’ipertiroidismo
  • Steroli vegetali, aiutano a riequilibrare il sistema immunitario

Anche se si tratta di rimedi naturali, il “fai da te” è sempre sconsigliato a meno di non avere conoscenze erboristiche e nutrizionali.

Quindi, prima di assumere i rimedi sopra elencati, è sempre meglio consultare un naturopata o un medico, anche per valutare le possibili interazioni con eventuali farmaci in corso di assunzione.

Oli essenziali per l’ipertiroidismo

Diversi oli essenziali possono essere d’aiuto per contrastare i sintomi dell’ipertiroidismo come, ad esempio, l’olio di franchincenso e l’olio di mirra che riducono lo stress e migliorano la funzionalità tiroidea.

Applicare due volte al giorno 2 gocce di franchincenso sul palato e 2-3 gocce di mirra direttamente sul collo in corrispondenza delle tiroide.

Altri oli utili sono:

  • bergamotto, lavanda, melissa, rosa, gelsomino, cedro, contro l’ansia
  • camomilla, geranio, lavanda, gelsomino, bergamotto, neroli, menta, basilico, contro la depressione
  • rosa, limone, gelsomino, finocchio, issopo, geranio, sandalo, neroli, contro lo stress
  • ylang-ylang, camomilla, cedro, melissa, rosa, contro collera e aggressività
  • melissa, lavanda, geranio, neroli, rosa, arancio, cedro, per favorire il sonno

Gli oli essenziali possono essere diluiti in poche gocce di alcool oppure in oli vegetali.

Vanno applicati direttamente sui polsi o sui punti di maggiore irrorazione sanguigna (ad esempio le tempie) oppure diffusi in casa mettendoli negli umidificatori dei caloriferi.

Possono essere utilizzati anche nei diffusori di essenze, diluiti in un poco di acqua.

Infine, possono essere inalati direttamente dal flacone.

Ipotiroidismo vs Ipertiroidismo

Ecco in breve quali sono le differenze fra ipotiroidismo e ipertiroidismo.

Quando la tiroide è iperattiva e produce troppi ormoni si parla di ipertiroidismo.

Tra le cause vi possono essere la presenza di noduli alla tiroide, la malattia di Basedow-Graves (altrimenti detta gozzo tossico diffuso) o un ingrossamento anomalo della ghiandola.

Alcuni possibili sintomi sono:

  • inspiegabile perdita di peso
  • diradamento o perdita dei capelli
  • ansia e tremore diffuso
  • sudorazione eccessiva
  • palpitazioni cardiache
  • intestino iperattivo
  • pelle arrossata e irritata

Se non curata, questa condizione porta nel tempo ad una perdita della densità ossea e all’aggravamento delle palpitazioni cardiache con conseguenti danni al cuore e maggiori possibilità di incorrere in un attacco cardiaco.

L’opposto di una tiroide iperattiva è naturalmente una tiroide rallentata e sottotono.

Alcuni sintomi dell’ipotiroidismo possono essere:

  • affaticamento
  • disturbi dell’umore (ad es. depressione e/o irritabilità)
  • perdita di capelli
  • aumento di peso e difficoltà a perderlo
  • costipazione
  • pelle ruvida e fessurata
  • irregolarità mestruale
  • crampi e dolori muscolari
  • intolleranza alle basse temperature

Tra le possibili cause dell’ipotiroidismo troviamo la tiroidite di Hashimoto, una dieta povera di nutrienti, in particolare carente di iodio e selenio, e l’esposizione a radiazioni.

Tiroidite di Hashimoto: sintomi, cause e metodi di diagnosi

Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto, anche conosciuta come tiroidite cronica autoimmune, è un’altra delle patologie che può colpire la tiroide.

Prende il nome dallo specialista Hakaru Hashimoto che per primo ha descritto questa condizione nei primi anni del secolo scorso.

Viene definita “malattia autoimmune” in quanto il sistema immunitario produce anticorpi che attaccano i tessuti sani della tiroide danneggiandola e provocando un costante stato di infiammazione.

L’infiammazione ha naturalmente un impatto negativo sulla capacità della ghiandola di produrre gli ormoni necessari al buon funzionamento dell’organismo.

È una condizione che colpisce soprattutto le donne, in particolare nel periodo della menopausa, ma che è in aumento anche tra le più giovani e nella popolazione maschile.

La tiroidite di Hashimoto è una delle principali e più comuni cause dell’ipotiroidismo.

L’ipotiroidismo non è però l’unica complicazione della tiroidite.

Infatti, in alcune persone, la ghiandola può arrivare ad essere talmente infiammata e gonfia da provocare lo sviluppo del gozzo che, nei casi più gravi, può compromettere la respirazione e la capacità di inghiottire.

I sintomi della tiroidite di Hashimoto

Alcuni tra i sintomi più comuni della tiroidite di Hashimoto includono:

  • affaticamento
  • depressione e ansia
  • memoria debole e difficoltà di concentrazione
  • instabilità emotiva
  • aumento di peso
  • infertilità
  • facilità a sentire freddo anche quando la temperatura è mite
  • problemi digestivi come stitichezza e gonfiore
  • dolori muscolari
  • gonfiore e dolore alle articolazioni
  • gonfiore al viso, agli occhi e all’addome
  • assottigliamento e perdita dei capelli
  • unghie fragili
  • pelle pallida, ruvida e secca
  • problemi respiratori
  • urinazione frequente e sete eccessiva
  • disfunzioni sessuali e basso livello di desiderio
  • cambiamenti nel ciclo mestruale, inclusi la sua mancanza (amenorrea), irregolarità del ciclo
  • raffreddori, infezioni e malattie frequenti dovuti ad un indebolimento del sistema immunitario

Oltre a questi sintomi, ci sono altre condizioni patologiche importanti e a lungo termine che si possono sviluppare se problemi alla tiroide e malattie autoimmuni non vengono curati come ad esempio:

  • infertilità, malfunzionamento delle ovaie, complicazioni durante la gravidanza e difetti nel feto
  • gozzo
  • altre disfunzioni delle tiroide come la malattia di Graves e la malattia di Addison
  • anemia perniciosa
  • artrite reumatoide
  • vitiligine
  • lupus eritematoso
  • diabete di tipo 2
  • alti livelli di colesterolo e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari
  • disordini mentali inclusa la depressione
  • problemi al cervello e ai reni
  • danni neurologici
  • infezioni e malattie gravi

Cause della tiroidite di Hashimoto

Ricerche hanno mostrato che alla base dello sviluppo di disordini autoimmuni possono esserci diverse cause tra cui la genetica, l’alimentazione, le condizioni ambientali, lo stress, i livelli ormonali e fattori immunologici.

Secondo la medicina ufficiale, le cause più probabili della tiroidite di Hashimoto (e di conseguenza anche dell’ipotiroidismo) sono:

  • malattie autoimmuni per cui il sistema immunitario attacca i tessuti sani, compresa la tiroide
  • permeabilità intestinale e altri problemi legati alla digestione
  • allergeni comuni e cibi che possono causare infiammazione come il glutine e i latticini
  • altri cibi di largo consumo che possono portare a sensibilizzazione ed intolleranze come i cereali e gli additivi alimentari
  • stress emotivo
  • carenze nutrizionali

Fattori di rischio della tiroidite di Hashimoto

A queste cause si aggiungono altri fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare disordini della tiroide ad un certo punto della propria vita:

  • essere donna: le donne infatti sono molto più soggette a disordini tiroidei per ragioni che non sono ancora del tutto chiare. Si presume che un motivo possa essere la tendenza della donna a somatizzare maggiormente le situazioni di stress, sia fisico che emotivo. Il rischio aumenta dopo i 50 anni (anche la menopausa potrebbe essere uno dei fattori che contribuisce) e può ulteriormente aumentare con il passare degli anni
  • la mezza età: la fascia d’età in cui più facilmente si possono sviluppare disordini alla tiroide è compresa tra i 20 e i 60 anni ma certamente il rischio maggiore è dai 50 anni in su. Moltissime donne al di sopra dei 60 anni soffrono di ipotiroidismo a vari stadi. Nelle donne ancora più anziane è possibile che questo non venga nemmeno diagnosticato in quanto i suoi sintomi possono essere facilmente confusi con quelli della menopausa
  • una storia familiare di disordini autoimmuni: avere avuto un parente che ha sofferto di problemi alla tiroide o di malattie autoimmuni aumenta il rischio incorrere in queste patologie
  • traumi o alti livelli di stress: entrambi questi fattori causano disordini ormonali che a loro volta possono cambiare i livelli di conversione dell’ormone tiroideo T4 in T3, causando quindi un indebolimento del sistema immunitario
  • gravidanza e post parto: il periodo della gravidanza impatta sull’equilibrio ormonale della tiroide in diversi modi e può accadere che alcune donne sviluppino una reazione autoimmune durante e dopo la gravidanza. Questo porta alla cosiddetta tiroidite post partum i cui sintomi in genere si risolvono nell’arco di 12-18 mesi dopo il parto. In una piccola percentuale di donne però questa condizione può evolvere in un ipotirodismo permanente.

Altri fattori di rischio

  • Una storia di disordini alimentari e sovrallenamento: entrambi questi fattori riducono le funzioni della tiroide e contribuiscono a creare squilibri ormonali
  • fumare: si è scoperto che fumare sigarette, l’esposizione al tabacco e l’uso di droghe ricreative di altro genere può innescare reazioni autoimmuni compresa la tiroidite di Hashimoto; non si sa ancora bene come questo tipo di sostanze agisca ma si presume che l’alta quantità di agenti tossici che contengono sia responsabile di una risposta anomala da parte del sistema immunitario
  • assunzione di farmaci: ad esempio steroidi, barbiturici, anticolesterolemici e betabloccanti che possono interrompere il lavoro della tiroide
  • esposizione a sostanze chimiche che danneggiano la funzionalità endocrina come il mercurio, gli ftalati, il piombo e il bisfenolo-A (BPA)
  • esposizione a bromo, fluoro e cloro: il bromo si trova in pesticidi, plastiche, prodotti da forno e bibite che contengono oli vegetali brominati e nei ritardanti di fiamma; il fluoro è ancora oggi in molti paesi aggiunto all’acqua potabile e viene dato ai bambini in quanto ritenuto in grado di abbattere il rischio di carie ai denti. Il cloro si trova in prodotti per la casa come sbiancanti e candeggianti, viene usato come disinfettante nelle piscine, nelle plastiche, nei solventi, coloranti, alimenti, insetticidi, vernici, viene usato nella produzione e lavorazione della carta, prodotti petroliferi, medicine e tessuti. Questi tre elementi fanno tutti parte della stessa famiglia e le ricerche hanno dimostrato che hanno la capacità di interferire e danneggiare le funzioni endocrine e colpiscono diverse ghiandole come la tiroide, la paratiroide, l’ipofisi, le surrenali e il pancreas. In particolare il fluoro ha la capacità di simulare l’ormone TSH, di danneggiare le cellule della tiroide e di interrompere la conversione dell’ormone tiroideo T4 nella versione attiva T3
  • metalli pesanti: anche l’esposizione ai metalli pesanti potrebbe essere parte del problema

Come diagnosticare la tiroidite di Hashimoto

L’esame più comune per diagnosticare la presenza di disfunzioni della tiroide è quello che misura i livelli di TSH prodotti dall’ipofisi.

Dato che, quando la tiroide non funziona a dovere, l’ipofisi aumenta la produzione di ormone tireostimolante, la presenza di alti  livelli di TSH è considerata un fattore indicativo importante della presenza di disordini della tiroide.

Non sempre però questo esame, anche se al momento è ritenuto il migliore per questo tipo di diagnosi, si dimostra del tutto affidabile in quanto ci sono casi in cui può dare risultati falsati.

Può accadere infatti che pazienti che hanno livelli di TSH considerati nella norma mostrano comunque sintomi di disfunzioni alla tiroide.

Parte del problema è data dal fatto che questo esame, per funzionare correttamente, parte dal presupposto che la produzione ormonale del resto dell’organismo funzioni a dovere.

Non tiene conto né può rilevare, però, gli effetti dell’esposizione a sostanze di vario tipo (quali quelle elencate poco sopra) che possono interrompere o disturbare pesantemente la segnaletica ormonale a diversi livelli e non solo nella tiroide.

Un’altra parte del problema è data dal fatto che ci sono ancora pareri discordanti su quelli che sono da ritenere livelli normali ed accettabili del TSH nel sangue e, in aggiunta, nei primi stadi della malattia i livelli di ormoni tiroidei potrebbero ancora rientrare nella norma.

Per questi motivi, limitare la diagnosi a quest’unico esame non è consigliabile ed è quindi meglio integrare con altri esami per avere un quadro più ampio e preciso della situazione reale.

Gli esami da fare

Gli esami che sono possibili al momento sono test:

  • dei livelli del TSH
  • che misura i livelli di T4 e T3
  • che verifica la presenza di anticorpi tiroidei, tipicamente presenti in caso di tiroidite di Hashimoto
  • della temperatura basale di Barnes che misura la temperatura del corpo in condizione di riposo e consente di capire se l’organismo si trova in stato ipometabolico, normale o ipermetabolico (la tiroide funziona come un termostato e regola anche il consumo di energia dell’organismo)
  • di stimolazione del TRH: l’ormone di rilascio della tireotropina o TRH (dall’inglese Thyrotropin Releasing Hormone) è l’ormone secreto dall’ipotalamo che segnala all’ipofisi di produrre il TSH. Questo test permette di capire se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei a causa dell’incapacità dell’ipotalamo di produrre TRH
  • esame della T3 inversa (ancora poco conosciuto ed utilizzato in Italia) che misura la quantità di T3 presente nel sangue; livelli molto elevati di T3 potrebbero indicare intossicazione da metalli pesanti

Tiroidite di Hashimoto: 5 passi per uscirne in modo naturale

La tiroidite di Hashimoto è una malattia seria che non deve essere sottovalutata né trascurata.

La buona notizia è che si tratta di una malattia curabile, quanto al come farlo dipende da quale via decidi di seguire.

La medicina convenzionale  da questo punto di vista non sorprende e l’approccio standard è quello di intervenire con farmaci.

In genere si tratta di ormoni sintetici come la levotiroxina, che sostituiscono o integrano quelli che la tiroide non riesce più a produrre o produce in quantità troppo scarsa.

In taluni casi, particolarmente gravi, si arriva a ricorrere all’intervento chirurgico e all’asportazione della ghiandola.

Il problema con l’approccio farmacologico è sempre lo stesso cioè che i farmaci, pur se in grado di ristabilire l’equilibrio ormonale compromesso fintanto che li si usa, non intervengono sulle cause ma solo sul sintomo.

Per questo, seguire questa strada significa di fatto ritrovarsi dipendenti dai farmaci a vita.

Gli ormoni sintetici non curano le cause che hanno provocato il disordine autoimmune all’inizio.

Inoltre, il loro uso costante e continuo protratto per lunghi periodi di tempo potrebbe portare la tiroide a perdere anche quella minima capacità di produrre ormoni che le era rimasta.

La ghiandola perde questa capacità perché di fatto non è più necessario che continui a fare il suo lavoro.

Alcuni pazienti ottengono miglioramenti notevoli quando iniziano a prendere gli ormoni sostitutivi.

Ciò nonostante, le cause restano e il problema del sistema immunitario che attacca il suo stesso organismo non viene risolto.

Per trattare in modo efficace la tiroidite di Hashimoto bisogna prima di ogni altra cosa partire dall’alimentazione e dal proprio stile di vita.

1. Elimina i cibi che danneggiano l’intestino e irritano il sistema immunitario

La prima cosa da fare è dare all’organismo il tempo di sfiammarsi e tornare in equilibrio e l’unico modo per farlo è eliminare temporaneamente dalla dieta tutti quei cibi che irritano e infiammano:

  • elimina il glutine: il glutine, infatti, in numerose ricerche e studi è stato associato a malattie soprattutto a carico dell’intestino come ad esempio la permeabilità intestinale e il morbo di Crohn. Ha la capacità di danneggiare le pareti intestinali indipendentemente dal fatto che la persona sia celiaca o meno. In persone diverse possono esserci diversi livelli di sensibilità a questa sostanza ma l’azione potenzialmente infiammatoria rimane per tutti
  • elimina latticini e cereali anche integrali: si tratta di alimenti che in passato non erano manipolati e trattati come oggi e, nel caso dei latticini, venivano consumati crudi (senza pastorizzazione) quindi completi delle sostanze nutritive loro proprie e del corredo enzimatico che ne facilitava la digestione. La maggior parte dei prodotti caseari che si consumano oggi, sono purtroppo pastorizzati, indigesti e poveri di sostanze nutritive. Inoltre vengono spesso trattati, degrassati e addizionati di sostanze di vario genere come zuccheri, coloranti, additivi, conservanti ecc. I cereali di oggi, invece, provengono da piante che sono state pesantemente manipolate dal punto di vista genetico e vengono consumati in prevalenza sotto forma di farine che perdono le sostanze nutritive del cereale d’origine e rimangono con solo amidi (quindi zuccheri) o poco più

Evita cibo spazzatura e zuccheri

L’eccessivo consumo di zuccheri, tanto diffuso al giorno d’oggi, è una delle principali cause delle malattie intestinali, sempre più comuni.

Oltre ai danni all’intestino, tanti zuccheri portano a pesanti fluttuazioni continue dei livelli di insulina nel sangue e nel tempo all’insulino resistenza che è l’anticamera del diabete.

Questo comporta aumento di peso ma anche sbalzi umorali, ansia, euforia e depressione.

I cibi da fast food e confezionati sono anch’essi imbottiti di zuccheri, sale e grassi di cattiva qualità come oli vegetali raffinati (tipo mais, semi vari, girasole ecc.) che, nel processo di estrazione, subiscono dei trattamenti tali da alterarne la struttura molecolare.

Sono anche oli molto ricchi di Omega 6 (acidi grassi con effetto infiammatorio) che non viene bilanciato dal consumo di Omega 3.

2. Introduci alimenti che guariscono l’intestino

La dieta migliore da seguire in caso di tiroidite di Hashimoto (e di ipotiroidismo di cui la tiroidite è spesso causa) è una dieta sfiammante e curativa per l’intestino.

Vale a dire una dieta ricca di vegetali freschi e il più possibile integri (in particolare verdura, ortaggi e un poco di frutta), grassi sani e proteine di buona qualità come carne, pesce e uova.

Tutti alimenti che il nostro organismo è progettato per digerire e per sfruttarne al massimo le proprietà nutritive.

Alcuni dei cibi migliori per iniziare una dieta curativa efficace sono:

  • vegetali freschi e frutta:  ricchi di vitamine, minerali, sostanze antiossidanti e fibre. Le fibre aiutano il buon funzionamento dell’intestino e nutrono il microbiota intestinale, cioè i batteri amici che popolano il nostro apparato digerente, migliorano la salute del cuore, bilanciano i livelli di zucchero nel sangue e aiutano a mantenere il peso forma. Gli antiossidanti e altri nutrienti combattono l’infiammazione e prevengono le carenze nutrizionali
  • pesce selvaggio: contiene un prezioso carico di Omega 3, come acidi grassi EPA e DHA, che svolgono un’importante azione antinfiammatoria e sono essenziali per l’equilibrio ormonale e le funzioni tiroidee
  • olio di cocco: fornisce acidi grassi a catena media nella forma di acido laurico, acido caprilico e acido caprico che stimolano e supportano il metabolismo, forniscono energia, combattono l’affaticamento e nutrono e proteggono la mucosa e le pareti intestinali

Altri cibi consigliati in caso di tiroidite di Hashimoto

  • cibi probiotici: cioè quei cibi che nutrono il microbiota intestinale e lo mantengono florido e in salute come kefir e yogurt da latte di capra biologico e non pastorizzato oppure, in alternativa, da latti vegetali come quello di mandorla e di cocco (non zuccherati e senza altri additivi o oli aggiunti) che puoi preparare anche a casa utilizzando uno starter per cibi fermentati che puoi acquistare nei negozi biologici. Altri ottimi probiotici sono il miso, il kombucha, i vegetali fermentati come i crauti (purché biologici e senza schifezze industriali aggiunte oppure, ancora meglio, fatti in casa)
  • germogli, semi e legumi: semi di lino, chia e canapa forniscono ALA (acido alfa linolenico), un acido grasso Omega 3 che ha un’azione riequilibrante sugli ormoni. I legumi sono ricchi di fibre e minerali ma sono da evitare se non sono ben tollerati a livello intestinale (cioè se provocano, gonfiore e fermentazione)
  • brodo di ossa: un alimento preziosissimo che nemmeno i più costosi integratori riescono ad uguagliare nelle sue straordinarie proprietà curative e nutritive. Aiuta a rigenerare le pareti intestinali grazie al suo contenuto di collagene, è ricchissimo di minerali come calcio, magnesio, fosforo e silicone; è ricco di aminoacidi come la glicina e la prolina che contribuiscono a riparare il tessuto intestinale e quindi a migliorare l’assorbimento dei nutrienti, migliora le prestazioni del sistema immunitario, fornisce energia e aiuta a combattere le intolleranze alimentari

3. Aggiungi i giusti supplementi ed integratori

Inserire nella tua alimentazione i giusti supplementi ed integratori è un ottimo modo per:

  • aiutare il tuo organismo a riparare la tiroide
  • abbassare l’infiammazione e le reazioni autoimmuni
  • gestire meglio lo stress
  • regolarizzare il funzionamento del sistema immunitario

Tra questi abbiamo il selenio, i probiotici, la vitamina D, l’ashwagandha e altre erbe adattogene.

Selenio

La tiroide è l’organo con il più alto contenuto di selenio nel corpo.

Il selenio è necessario per la produzione dell’ormone T3 della tiroide (triiodotironina) e può ridurre le reazioni autoimmuni dell’organismo.

In pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto e nelle donne in gravidanza che manifestano disturbi della tiroide, la supplementazione di selenio diminuisce la produzione degli anticorpi anti-tiroidei e migliora la struttura della ghiandola tiroidea.

Dato che aiuta a bilanciare i livelli ormonali, il selenio diminuisce il rischio di sviluppare disturbi della tiroide sia durante la gravidanza che successivamente (tiroidite post-partum).

Altri studi hanno dimostrato che quando la mancanza di selenio viene risolta con la supplementazione, i pazienti arrivano a sperimentare una media del 40% di riduzione di anticorpi tiroidei contro un aumento degli stessi del 10% che si manifesta in caso di somministrazione di un placebo.

Il selenio è anche un potente antiossidante ed è necessario all’organismo per produrre il glutatione, il più importante e potente tra gli antiossidanti presenti nel nostro corpo.

Alcuni sintomi e possibili complicazioni del deficit da selenio sono:

  • disfunzioni della tiroide
  • indebolimento del sistema immunitario
  • infertilità
  • depressione
  • malattie cardiache
  • aumento del rischio di cancro

La prima cosa da fare per prevenire un deficit di selenio è sicuramente quella di inserire nella propria alimentazione cibi ricchi di questo elemento.

Eventualmente si possono assumere supplementi di altro genere solo in caso di deficit grave che non si riesce a risolvere con la sola dieta.

Tra i cibi più ricchi di selenio troviamo:

  • noci brasiliane
  • senape (semi)
  • pesce (in particolare sardine e tonno pinna gialla)
  • carne rossa grass-fed (di animali da pascolo)
  • tacchino
  • pollo
  • uova
  • semi di girasole

Probiotici

Contribuiscono a riparare e a mantenere in salute l’intestino, riducono l’infiammazione e aiutano nell’assorbimento dei nutrienti.

Una dieta che comprenda alimenti ricchi di probiotici porta anche altri benefici quali:

  • un sistema immunitario forte
  • l’aumento di energia derivante dalla produzione di vitamina B12
  • la riduzione della crescita batterica o virale legata a patologie quali la candida
  • un miglioramento della salute della pelle.

Inoltre aiutano a controllare l’appetito e facilitano la perdita di peso.

Vitamina D

Diverse ricerche hanno mostrato che più del 90% dei pazienti affetti da disturbi alla tiroide sono carenti di vitamina D.

La vitamina D aiuta a regolarizzare il sistema immunitario e sotto diversi aspetti agisce come un ormone.

Il modo migliore per ricavare sufficiente vitamina D è quello di esporsi ogni giorno al sole per almeno 20 minuti lasciando più pelle scoperta possibile.

La luce del sole, infatti, innesca una reazione per cui il colesterolo presente nella pelle converte la provitamina D nella forma stabile di vitamina D3.

Perché questo processo si compia, è necessario evitare di applicare creme con filtro solare che bloccano la sintesi cutanea della vitamina D quindi esporsi nelle ore meno calde per brevi periodi alla volta.

È possibile proteggersi dalle scottature applicando sulla pelle olio di cocco che, al contrario delle creme solari comuni, non blocca la sintesi della vitamina D.

Oltre all’esposizione al sole (che non sempre è possibile) è importante integrare con l’alimentazione, consumando regolarmente cibi che contengono Vitamina D come:

  • carne
  • alcuni pesci grassi (salmone, sgombro, aringa)
  • tuorlo d’uovo (da consumare crudo per non distruggere o alterare le preziose sostanze che contiene)

In caso di forte carenza, se l’alimentazione non è sufficiente, allora è possibile supplementare con un buon integratore.

Ashwagandha

L’Ashwagandha è una delle più potenti piante curative utilizzate nella medicina Ayurvedica da tempi molto antichi.

Questa pianta si è dimostrata estremamente efficace nel migliorare la salute della tiroide, sia in caso di ipotiroidismo che in caso di ipertiroidismo.

Si tratta di una piana adattogena che, come le altre, ha la capacità di adattarsi alle condizioni in cui l’organismo si trova al momento in cui viene assunta e di agire concordemente con esso per ristabilire l’equilibrio.

Nel caso di problemi alla tiroide, l’ashwagandha lavora con il nostro corpo per riportare in equilibrio i livelli ormonali sia che questi siano troppo alti o troppo bassi.

Le piante adattogene in generale aiutano ad abbassare i livelli di cortisolo e a bilanciare i livelli di T4 (tiroxina).

Studi clinici hanno infatti dimostrato che l’ashwagandha, somministrata per un periodo di 8 settimane, ha aiutato i pazienti ipotiroidei ad incrementare significativamente i livelli di tiroxina riducendo così la gravità dei sintomi.

Ci sono anche altre piante adattogene che hanno effetti simili come:

  • la rhodiola
  • la radice di liquirizia
  • il ginseng
  • il basilico sacro (conosciuto anche con il nome sanscrito tulasi o il nome hindi tulsi).

Iodio

Lo iodio è un elemento chiave per la salute ed il corretto funzionamento della ghiandola.

È talmente importante che i nomi stessi degli ormoni che la tiroide produce fanno diretto riferimento proprio allo iodio.

Infatti il T4 (la forma inattiva) ha 4 molecole di iodio mentre il T3 (la forma biologicamente attiva) ne ha tre.

Dato che il corpo non può produrre questo elemento da solo, lo deve ricavare dall’alimentazione o da un’eventuale supplementazione tramite integratori.

Purtroppo oggi la carenza di iodio è estremamente comune sia a causa di un’alimentazione basata su cibi poveri di nutrienti sia per l’esposizione a sostanze che impediscono ai recettori appositi di legarsi allo iodio e di trasportarlo dove necessario.

Fanno parte di questa categoria il fluoro, il cloro e il bromo ai quali siamo costantemente esposti tramite il cibo, l’acqua, i farmaci e l’ambiente che, legandosi ai recettori dello iodio, lo sostituiscono e aggravano la carenza di questo importante elemento.

Come integrare lo iodio nella dieta

Il modo migliore è sempre quello di modificare l’alimentazione, eliminando o almeno riducendo i cibi industriali e il cibo spazzatura e introducendo alimenti freschi e il più possibile integri.

Supplementare tramite integratori non è consigliabile se non per brevi periodi di tempo, in casi eccezionali e meglio se fatto sotto controllo medico.

Questo per evitare il rischio di arrivare ad assumere iodio in quantità eccessiva, cosa che presenta potenziali rischi molto seri per la salute.

Le maggiori fonti di iodio sono i pesci di mare (ad es. sardine, salmone dell’Alaska) e i crostacei, le uova, la carne e il latte (integro, non pastorizzato).

Minori quantità di iodio si trovano anche nella frutta e nelle verdure.

Un’altra fonte di iodio “artificiale” è il sale iodato che fu introdotto alcuni anni fa proprio per far fronte alla dilagante carenza di iodio.

Si tratta di comune sale da cucina a cui vengono aggiunti i sali di iodio che non alterano né il colore né il sapore del sale.

Il problema con il sale iodato è che viene liberamente venduto senza alcun tipo di controllo.

Non è consigliabile usarlo regolarmente e per lunghi periodi di tempo se non si ha un’effettiva carenza di iodio che andrebbe verificata prima di iniziare a usarlo in cucina.

Il sale iodato andrebbe considerato un integratore a tutti gli effetti ed assunto se e quando è realmente necessario.

Dall’Ayurveda altre erbe e rimedi utili

Oltre all’Ashwagandha, che abbiamo già citato, vediamo una breve lista di altre erbe comunemente usate nella medicina Ayurvedica che possono essere efficaci nel supportare la tiroide:

  • Punarnava (Boerhavia diffusa): ravviva il fuoco digestivo che tende a indebolirsi in caso di ipotiroidismo, ha proprietà antinfiammatorie ed è molto utile in presenza di tossine, in quanto aiuta la purificazione del sangue. Dà nuovo impulso al metabolismo, aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso nel corpo e promuove la perdita di peso
  • Trikatu: è un mix di 3 spezie (zenzero, pepe nero e pepe lungo o pippali) molto usato nella medicina ayurvedica. Dato che è molto caldo e forte, potrebbe essere non adatta in presenza di sintomi di forte calore, disidratazione e infiammazione. Stimola la digestione ed il metabolismo, migliora l’assorbimento dei nutrienti e stimola la microcircolazione. Se ne può assumere un pizzico prima del pasto oppure usarlo direttamente nella preparazione degli alimenti. In caso sia troppo forte, si può stimolare la digestione assumendo una mezz’ora prima di mangiare un mezzo bicchiere di acqua calda con del succo di limone e un poco di zenzero fresco oppure mezzo bicchiere di acqua calda con un cucchiaino di aceto di mele.
  • Citronella (anche detta lemongrass): ha proprietà digestive a aumenta il metabolismo dei grassi.
  • Guggulu (Commiphora Wightii): aumenta la produzione di ormoni da parte della tiroide e la conversione del T4 in T3, così facendo va ad intervenire su due delle tre deficienze ormonali che caratterizzano l’ipotiroidismo. Inoltre è utile nella detossificazione, purifica il sangue, supporta il sistema immunitario ed è una fonte naturale di antiossidanti.
  • Brahmi (Bacopa monnieri): aiuta a dissipare l’annebbiamento mentale e la depressione che sempre accompagnano le disfunzioni della tiroide. Ravviva la mente e aumenta la capacità di concentrazione.

4. Migliora la capacità del tuo corpo di disintossicarsi

Disintossicare e ripulire il corpo su base regolare è un altro passo fondamentale per riparare e mantenere in salute la tiroide e abbassare il livello di infiammazione nell’organismo.

Alcune pratiche disintossicanti e purificanti che puoi introdurre nella tua vita sono:

1. Una pulizia periodica profonda dell’intestino

Anche se non soffri di stitichezza e pensi di non averne bisogno, fare un ciclo di pulizia su base regolare dell’intestino mantiene in salute il tuo organismo e contribuisce ad un funzionamento ottimale del sistema immunitario (che per circa il 70-80% è localizzato proprio nell’intestino).

Grazie all’uso di prodotti di ottima qualità come Energy Detox , puoi fare un primo ciclo iniziale di 30 giorni di pulizia profonda per eliminare le vecchie feci rimaste all’interno attaccate alle pareti intestinali e le tossine che ad esse si accompagnano.

Associa questa pulizia all’introduzione della nuova dieta di cui abbiamo parlato in precedenza.

Una volta passata la fase più lunga di depurazione iniziale, puoi entrare in fase di mantenimento ad esempio dedicando un weekend al mese alla depurazione intestinale.

2. Digiuno

Da fare seguendo determinati criteri, meglio se dopo aver già migliorato la propria alimentazione e fatto un ciclo di pulizia profonda.

Il digiuno ha sull’organismo molti effetti benefici tra cui:

  • stimolare la rigenerazione cellulare
  • riattivare il metabolismo
  • rinforzare il sistema immunitario
  • aiutare a mantenere il peso
  • proteggere il cervello e il cuore

Esistono diversi modi di digiunare e sperimentarli è il modo migliore per capire quale di questi è il più adatto a te.

Il digiuno potrebbe non essere adatto ad alcune categorie di persone.

3. Clistere di caffè

Si tratta di una pratica molto antica e, nonostante sia un clistere, il suo scopo non è liberare l’intestino bensì depurare in profondità il fegato da tossine derivanti da cattiva digestione e da un’alimentazione squilibrata e vecchi depositi di grassi originati dall’eccessivo consumo di zuccheri e alcol.

La caffeina contenuta nel caffè viene assorbita dalle pareti dell’intestino e, attraverso la vena porta, arriva al fegato dove apre i dotti biliari e lo stimola ad espellere tutte le tossine accumulate.

Per i clisteri di caffè si utilizza un caffè apposito (da non usare assolutamente il caffè per la bevanda).

Il clistere di caffè non è adatto a tutti ed è meglio effettuare questa pratica con la guida di una persona esperta e, se si assumono regolarmente farmaci, informarsi prima su eventuali possibili interazioni con questi.

4. Ridurre le tossine

A queste pratiche di pulizia e disintossicazione interna è bene associare anche l’abitudine di eliminare o almeno ridurre, nei limiti del possibile, le tossine ambientali alle quali sei constantemente esposto:

  • se assumi la pillola contraccettiva o altri farmaci, prendi in considerazione di parlare con il tuo medico per una riduzione o ancora meglio per la sostituzione con rimedi di origine naturale
  • se hai otturazioni fatte con l’amalgama al mercurio (come si usavano fino a qualche tempo fa), è consigliabile farle rimuovere da un dentista esperto e certificato per questo tipo di interventi (un’otturazione rimossa male può causare ancora più danni che se lasciata al suo posto)
  • fai attenzione ai cosmetici e ai prodotti per l’igiene personale e la pulizia della casa: la maggior parte di questi, anche tra i cosmetici, contengono sostanze dannose per l’organismo che possono avere effetti collaterali pesanti come interferenze con il ciclo ormonale (con impatto diretto sulla tiroide), malattie della pelle e dell’apparato respiratorio. Prendi in considerazione di passare a prodotti realizzati con ingredienti di origine naturale che contengano il meno additivi possibile e ancora meglio di prepararli in casa
  • elimina i contenitori di plastica e di alluminio dalla cucina e prendi l’abitudine di usare contenitori di vetro per conservare gli alimenti
  • presta attenzione alla qualità delle pentole che utilizzi e, se necessario, sostituiscile con prodotti che non contengano sostanze dannose come teflon, nickel, PFOA. Evita di usare l’alluminio che può interagire chimicamente con certi alimenti (soprattutto quelli acidi come il pomodoro e il limone) e “migrare” verso i cibi
  • smetti di fumare e di usare droghe (comprese quelle cosiddette ricreative) e limita il consumo di alcolici

5. Riduci lo stress e fai attività fisica

Sono ormai numerose le ricerche e gli studi che confermano la relazione tra alti livelli di stress e lo svilupparsi di vari disturbi e patologie, inclusi disordini autoimmuni.

Si è scoperto infatti che fino all’80% delle persone che soffrono di disordini autoimmuni mostrano alti livelli di stress subito prima di un picco dei sintomi.

Nel contempo abbiamo anche la conferma che mettere in campo azioni mirate alla riduzione dello stress ha effetti terapeutici profondi ed estremamente positivi.

Lo stress, infatti, provoca un’alterazione nella produzione degli ormoni neuroendocrini a causa dell’aumento della produzione di citochine (molecole proinfiammatorie).

Come ridurre lo stress

A persone diverse possono essere più congeniali attività diverse quando si tratta di ridurre i livelli di stress:

  • praticare la meditazione
  • seguire un percorso di crescita personale e spirituale
  • leggere
  • fare bagni disintossicanti con oli profumati
  • cucinare
  • il giardinaggio
  • una qualunque attività di volontariato che aiuti a spalancare il cuore e la mente e a distogliere dalla propria situazione personale
  • trascorrere del tempo nella natura
  • coltivare buone relazioni con gli altri
  • fare attività fisica che lavori su postura, respiro e consapevolezza come lo yoga, il pilates, il tai chi, il qi gong

Queste sono tutte attività che hanno mostrato di essere molto efficaci nell’alleviare lo stress.

È molto importante anche praticare regolarmente attività fisica.

Non siamo progettati per passare tante ore al giorno immobili e seduti ad una scrivania, ormai sono davvero poche le categorie di persone che svolgono un’attività lavoratica che richieda un certo dispendio energetico.

Al contrario, per la maggior parte finiamo per trascorrere anche l’80% della nostra giornata seduti o sdraiati e questo ha ripercussioni sull’equilibrio psicofisico di tutto l’organismo.

Praticare regolarmente una qualche forma di esercizio fisico:

  • riduce i livelli di cortisolo (anche detto ormone dello stress)
  • aumenta la produzione di serotonina (l’ormone della gioia e della felicità)
  • fa bene al cuore e al girovita
  • mantiene in salute il cervello e il sistema nervoso
  • rinforza le ossa e le articolazioni
  • preserva la massa muscolare che con il passare degli anni tende a diminuire sempre di più
  • fa miracoli per l’intestino
  • ha un potente effetto ringiovanente

Attenzione però a non strafare: l’eccesso di esercizio fisico è dannoso quanto la sua mancanza.

Infatti aumenta i livelli di stress ed esaurisce le riserve energetiche dell’organismo aumentando i livelli dell’infiammazione e costringendolo ad entrare in modalità di sopravvivenza.

Morbo di Graves: una patologia autoimmune che colpisce la tiroide

Morbo di Graves

Tra i vari disturbi che colpiscono la tiroide abbiamo anche la malattia di Graves, conosciuta anche come morbo di Basedow-Graves o gozzo tossico diffuso.

Si tratta di una patologia autoimmune che coinvolge il sistema immunitario e che di frequente è causa di ipertiroidismo.

Il morbo di Graves è, in effetti, una forma di ipertiroidismo in cui la tiroide produce troppi ormoni tiroidei.

Se appartieni alla classe dei quaranta-cinquantenni avrai probabilmente visto il film Frankesteinn Junior di Mel Brooks (e se non lo hai ancora visto, ti consiglio di farlo al più presto).

Un film considerato una delle migliori commedie di sempre, che deve parte della sua comicità al personaggio di Igor interpretato da Marty Feldman, i cui lineamenti caratteristici erano dovuti proprio al morbo di Graves, di cui il comico-attore iniziò a manifestare i sintomi non ancora trentenne.

Quella che da un certo punto di vista era una sfortuna, fece dell’attore un’icona.

Gli occhi sporgenti e lo sguardo strabico divennero, infatti, uno strumento di cui Feldman si serviva per rendere la sua comicità ancora più incisiva e surreale.

Cos’è il morbo di Graves

Il morbo di Graves, conosciuto anche come malattia o morbo di Basedow-Graves o gozzo tossico diffuso o gozzo esoftalmico, è una patologia autoimmune che colpisce la tiroide e che è frequentemente all’origine dell’ipertiroidismo.

Il morbo prende il nome da Robert Graves, un dottore irlandese che non scoprì la malattia ma condusse una serie di studi su di essa nella prima metà del diciannovesimo secolo.

L’altro nome con cui è conosciuto il morbo fa riferimento a Karl Adolph von Basedow, un medico tedesco che come Graves e, all’incirca nello stesso periodo, si dedicò all’osservazione e allo studio di diversi fenomeni collegati a patologie della tiroide.

Cosa significa patologia autoimmune?

Secondo la medicina occidentale, una patologia autoimmune è una malattia cronica per la quale non c’è una cura definitiva e che deve essere tenuta sotto controllo nel tempo tramite farmaci e cambiamenti nello stile di vita.

Si tratta di un tipo di malattia che coinvolge il sistema immunitario.

Il nostro sistema immunitario svolge diverse funzioni tra cui quella di protezione e difesa dell’organismo da attacchi provenienti da agenti patogeni esterni o interni.

Un sistema immunitario sano che risponde correttamente alle sollecitazioni e agli stimoli, è perfettamente in grado di distinguere tra ciò che è innocuo per l’organismo e ciò che non lo è, ed interviene solo quando e dove realmente serve.

Quando però il sistema immunitario perde la sua capacità di distinguere tra cellule sane e cellule ed organismi patogeni, ecco che inizia a produrre anticorpi che attaccano per errore i tessuti sani distruggendoli progressivamente.

Cosa succede nelle persone affette dal morbo di Graves?

Nelle persone affette dal morbo di Graves, la linea di comunicazione tra l’ipofisi e la tiroide si interrompe.

Il risultato è che vengono prodotti degli anticorpi “anomali” che imitano il comportamento del TSH e si legano ai recettori presenti sulla superficie delle cellule della ghiandola tiroidea, stimolandola a produrre ormoni in eccesso che vengono poi rilasciati nel flusso sanguigno.

Questi anticorpi anomali sono chiamati immunoglobuline stimolanti la tiroide (o TSI dall’inglese thyroid stimulating immunoglobulin).

La tiroide è responsabile della produzione degli ormoni triiodotironina (T3), tiroxina (T4) e diiodotironina (T2) che hanno la capacità di interagire con gli altri ormoni presenti nel corpo compresi il cortisolo, il progesterone, il testosterone e gli estrogeni.

La presenza di una sufficiente quantità di questi ormoni nel sangue è di vitale importanza per la salute dell’organismo ma uno squilibrio nei loro livelli normali può causare parecchi effetti negativi, come appunto il morbo di Graves.

Chi è più colpito dal morbo di Graves?

Malattie autoimmuni e disordini della tiroide in genere colpiscono più le donne che gli uomini e il morbo di Graves non fa eccezione.

Si ritiene che le donne siano più soggette a causa del fatto che l’equilibrio ormonale femminile è più suscettibile ai cambiamenti causati da condizioni di stress fisico o psicologico.

Il morbo di Graves colpisce più di frequente le donne nella fascia d’età compresa tra i trenta e i sessant’anni e ne sono ancora più soggette le donne al di sotto dei quarant’anni.

In alcuni casi, il morbo di Graves può andare in remissione o addirittura scomparire dopo alcuni mesi o anni.

Ma in genere questo non accade spontaneamente se non si fanno importanti cambiamenti nel proprio stile di vita.

È importante tenere sotto controllo la malattia perché, se non trattata, può causare complicazioni serie tra cui la cosiddetta tempesta tiroidea (una complicazione rara ma che può mettere a rischio di vita).

La tempesta tiroidea (anche detta crisi tireotossica) è una forma estrema di ipertiroidismo in cui i sintomi si manifestano, improvvisamente e con violenza, a causa di un improvviso rilascio di una grande quantità di ormoni tiroidei nel sangue.

In alcuni casi la tempesta tiroidea potrebbe essere causata dalla terapia con iodio radioattivo o dall’aver assunto troppi ormoni tiroidei sostitutivi.

I sintomi della tempesta tiroidea includono:

  • vomito
  • diarrea
  • pressione alta
  • itterizia (ingiallimento della pelle)
  • convulsioni
  • delirio
  • forte agitazione
  • dolori addominali
  • crisi cardiaca

La tempesta tiroidea, se non immediatamente trattata, può portare al coma e infine alla morte.

Coloro che soffrono del morbo di Graves hanno anche maggiori probabilità di sviluppare tumori alla tiroide che sono però in genere curabili con l’asportazione chirurgica della ghiandola (tiroidectomia).

Le cause del morbo di Graves

Come per altri disordini autoimmuni, non è stato possibile, almeno fino ad oggi, individuare una causa specifica che porti a sviluppare questo disturbo.

In effetti si ritiene che non esista nemmeno un unico colpevole ma piuttosto che all’origine del morbo ci sia la combinazione di cause differenti che possono includere:

  • predisposizione genetica
  • dieta squilibrata
  • alti livelli di stress
  • esposizione a determinati agenti tossici presenti nell’ambiente

Una persona che abbia tra i propri familiari qualcuno affetto dal morbo di Graves o da ipertiroidismo ha più probabilità di sviluppare a sua volta la malattia.

Ad oggi sappiamo che esiste una predisposizione genetica, anche se ancora non è stato possibile isolare il gene o i geni specifici.

Molti esperti ritengono che questo morbo possa essere causato anche da alti livelli di stress o da un episodio traumatico.

Altri fattori di rischio del morbo di Graves

Altri fattori considerati di rischio sono:

  • sistema immunitario indebolito
  • essere soggetti a frequenti infezioni
  • essere fumatori e/o consumatori abituali di droghe (anche quelle cosiddette ricreative)
  • stato di gravidanza
  • presentare altre malattie (che prosperano in un organismo soggetto ad alti livelli di infiammzione) come il diabete e l’artrite reumatoide.

Il morbo di Graves si sviluppa quando nell’organismo avvengono cambiamenti nei livelli degli anticorpi, cosa che in genere si manifesta quando c’è uno stato infiammatorio ad alto livello generalizzato e per lungo tempo.

Il nostro sistema immunitario è progettato per rispondere ad un’ampia varietà di possibili “minacce”.

Normalmente questo meccanismo difensivo agisce per proteggerci da malattie o infezioni causate da batteri, virus, funghi, agenti tossici di vario tipo e mutazioni cellulari anomale.

Ma nelle persone che hanno disordini autoimmuni, l’iperattività del sistema immunitario lo porta ad attaccare cellule, organi e ghiandole sani e quindi a danneggiare seriamente tutto l’organismo.

Questo avviene perché, nel tentativo di proteggere il corpo da quelle che vengono percepite come delle minacce (come ad esempio le tossine presenti in un cibo di scarsa qualità o quelle presenti nell’ambiente), il sistema immunitario produce degli anticorpi che attaccano una zona specifica dell’organismo.

In questo caso viene attaccata la tiroide invece di produrre quello stato infiammatorio transitorio e salutare grazie al quale l’organismo elimina gli elementi pericolosi che sono penetrati all’interno.

Segnali e sintomi del morbo di Graves

Alcuni dei segni e sintomi più comuni del morbo di Graves e dell’ipertiroidismo comprendono:

  • cambiamenti di umore improvvisi, ansia e irritabilità
  • dolori e debolezza muscolare
  • perdita di peso nonostante l’appetito sia invariato se non addirittura aumentato
  • sonno disturbato e irrequietezza
  • insonnia
  • battito cardiaco accelerato
  • forte sensibilità al calore e ai cambiamenti di temperatura
  • problemi digestivi, compresa diarrea
  • tremori alle mani e alle dita
  • aumento della sudorazione, pelle calda e umida
  • ingrossamento della tiroide (gozzo)
  • ciclo mestruale irregolare
  • disfunzione erettile e libido ridotta
  • cambiamenti nell’aspetto della pelle come il suo ispessimento nella zona inferiore delle gambe e bozzi rossastri (che indicano la dermopatia di Graves anche chiamata mixedema pretibiale, una condizione della pelle che talvolta può colpire chi soffre della malattia di Graves)
  • problemi agli occhi come la protrusione del bulbo oculare (chiamata orbitopatia di Graves o oftalmopatia di Graves) che, secondo alcuni studi, può colpire dal 30 all’80% dei pazienti affetti dalla malattia di Graves
  • dolori agli occhi, arrossamenti e sensibilità alla luce o parziale perdita della visione (una complicazione più rara del morbo di Graves)

Dieta e stile di vita per riportare la tiroide in equilibrio

Se ti riconosci in alcuni dei sintomi sopra indicati potresti aver sviluppato il morbo di Graves o essere sulla via dell’ipertiroidismo.

È quindi consigliabile che tu faccia al più presto un controllo medico per verificare il tuo stato di salute generale.

Che tu abbia o meno la conferma di aver sviluppato questo disturbo, intervenire sull’alimentazione è certamente la prima cosa che puoi fare per migliorare la tua salute.

Vediamo alcune strategie vincenti da adottare per allontanare il rischio di problemi alla tiroide e più in generale per vivere meglio:

1. Impara a gestire lo stress

Numerosi studi condotti su animali ed esseri umani hanno dimostrato che alti livelli di stress aumentano la possibilità di innescare risposte autoimmuni da parte del sistema immunitario.

Lo stress infatti provoca cambiamenti, sia a livello fisico che psicologico, che vanno ad impattare pesantemente sul funzionamento del sistema immunitario.

Questo comporta una serie di alterazioni neuroendocrine che portano a disordini autoimmuni e al danneggiamento di organi e tessuti.

Inoltre, lo stress alza il livello del cortisolo nel sangue (il cortisolo è infatti definito l’”ormone dello stress”) causando disturbo al funzionamento dei neurotrasmettitori e peggiorando i sintomi dei disordini della tiroide.

Per evitare tutto questo, inserisci nella tua giornata delle attività che aiutino a scaricare lo stress.

Dedicati ad un’attività per te particolarmente piacevole, fai esercizio fisico moderato, pratica la meditazione, trascorri del tempo a contatto con la natura quando e dove possibile.

Fai anche dei massaggi, usando gli oli essenziali.

2. Segui una dieta antinfiammatoria

Adottare un’alimentazione che riduca l’infiammazione sistemica è uno dei modi più efficaci per normalizzare la funzionalità del sistema immunitario e creare un ambiente sano nell’intestino.

Di conseguenza serve anche per migliorare lo stato di salute del microbiota intestinale che è strettamente connesso al livello di salute generale dell’organismo.

Uno dei modi in cui una dieta sbagliata può causare risposte autoimmuni è quello di consumare frequentemente cibi contenenti allergeni come ad esempio latte e derivati e tutto ciò che contiene glutine.

Questo perché l’organismo percepisce queste sostanze come una minaccia nel momento in cui non possono essere propriamente digerite ed assimilate.

Gli allergeni contribuiscono nel tempo all’insorgere della permeabilità intestinale cioè il tessuto interno dell’intestino viene progressivamente attaccato e danneggiato fino a diventare letteralmente un “colabrodo”.

In questo modo, entrano nel flusso sanguigno delle sostanze che invece dovrebbero rimanere all’interno dell’intestino stesso per essere eventualmente eliminate.

Questo flusso continuo di sostanze dannose finisce per intossicare il sangue, quindi di conseguenza tutto l’organismo, innescando risposte autoimmuni a catena.

Da quanto detto fino ad ora abbiamo capito che è importante adottare una dieta che non faccia “arrabbiare” il sistema immunitario e non danneggi l’intestino.

Quali sono i cibi da evitare

I cibi da evitare sono:

  • latte e derivati
  • glutine (elimina tutti i prodotti fatti con farine da cereali che non siano naturalmente privi di glutine, in particolare grano e frumento, che sono quelli che ne contengono la percentuale più alta)
  • aromi artificiali, additivi, coloranti, (evita i cibi industriali confezionati, i cibi pronti surgelati, ecc.)
  • zuccheri (anche quello di canna che non è meno dannoso dello zucchero bianco, sciroppi di mais, agave, fruttosio, ecc.)
  • dolcificanti artificiali
  • cibi che contengano OGM
  • caffè e bevande che contengono caffeina

È importante anche eliminare i cibi che contengono iodio come il sale iodato, il rosso d’uovo e le alghe.

Per la stessa ragione, è meglio evitare anche di assumere supplementi, integratori ed erbe che contengano questo elemento, come ad esempio la quercia marina (conosciuta anche come fucus) e la laminaria.

Quali sono i cibi da privilegiare

I cibi da privilegiare in caso di morbo di Graves e ipertiroidismo sono:

  • verdura fresca, meglio se consumata dopo una cottura leggera (ad esempio al vapore o saltata), che fornisce nutrienti e aiuta a combattere l’infiammazione. I vegetali appartenenti alla famiglia delle brassicacee o crucifere cioè cavoli, broccoli, rape, ravanelli, cavoletti di Bruxelles, kale o cavolo nero, cavolfiore, verza, crescione e rucola che sono sconsigliati in caso di ipotiroidismo, in quanto contengono delle sostanze che interferiscono con l’assorbimento dello iodio e quindi rallentano la tiroide, proprio per questo motivo possono invece essere utili in caso di ipertiroidismo, comunque senza abusarne e da consumare sempre previa cottura
  • frutta fresca da consumare in quantità moderate dato il suo contenuto di zuccheri e preferibilmente in versione macedonia calda o comunque mai fredda di frigorifero (nella sezione ricette di SAUTÓN trovi spunti per preparare delle deliziose macedonie di frutta cotta). Dai la preferenza a frutti a basso contenuto di zuccheri come i frutti di bosco, i mirtilli, le fragole, le mele, le pere, le albicocche e i lamponi
  • assolutamente da evitare i succhi di frutta industriali che, a seguito della pastorizzazione, perdono il contenuto in fibre (che nella frutta non trattata, tra le altre cose, rallenta l’assorbimento degli zuccheri nel sangue al momento del consumo) e le vitamine, lasciando un prodotto costituito solo di zuccheri e privo di nutrienti.

Altri cibi da introdurre nella propria alimentazione

  • Erbe e aromi con proprietà antinfiammatorie come basilico, prezzemolo, rosmarino e origano
  • Spezie come curcuma, cumino, zenzero, cardamomo, finocchietto, coriandolo che stimolano la digestione e contribuiscono a normalizzare l’attività del sistema immunitario
  • Brodo di ossa che aiuta a riparare il tessuto intestinale e a disintossicare l’organismo
  • Probiotici per ricostituire il microbiota intestinale e aiutare a combattere la permeabilità intestinale. Un ottimo modo di assumere probiotici di buona qualità è quello di preparare in casa lo yogurt partendo da latte di mandorle, latte di cocco o anche, se hai la possibilità di procurartelo, latte di capra crudo (evita il latte vaccino pastorizzato) e utilizzando uno starter per yogurt che trovi in vendita online o nei negozi di alimenti biologici e naturali. Da evitare gli yogurt industriali che sono pastorizzati e imbottiti di zuccheri o altri tipi di dolcificanti, coloranti e additivi di vario genere
  • Grassi sani che riducono l’infiammazione e sono indispensabili per proteggere il cervello e per il buon funzionamento del sistema nervoso. I grassi sani migliori sono il ghi, l’olio di cocco e l’olio di oliva.

3. Fai esercizio fisico quotidianamente

Fare ogni giorno esercizio fisico è un ottimo modo di ridurre lo stress e l’infiammazione a patto che sia piacevole e non esagerato.

Il sovrallenamento rischia infatti di aumentare il livello di stress e l’ansia e di consumare preziosa energia vitale.

Le attività migliori sono il nuoto, il ballo, camminare, la bicicletta, lo yoga e alcune arti marziali come il tai chi e il qi gong.

Un’altra ottima ragione per adottare una dieta ricca di nutrienti e di fare esercizio fisico moderato è quella di mantenere le ossa in salute, cosa che risulta particolarmente difficile in caso di morbo di Graves e ipertiroidismo.

Gli alti livelli di ormoni tiroidei presenti nell’organismo, infatti, interferiscono con la normale capacità dell’organismo di assorbire il calcio e altri minerali importanti per mantenere le ossa forti e in salute.

4. Smetti di fumare

L’esposizione al fumo di sigaretta, al tabacco e ad altre droghe cosiddette “ricreative” si è visto che può scatenare risposte autoimmuni dell’organismo incluso il morbo di Graves.

Non si sa ancora esattamente come questo avvenga ma è possibile che l’alto livello di tossine presenti nel fumo di sigaretta (e in altre droghe) aumenti considerevolmente l’infiammazione e danneggi le cellule.

Scatenando di conseguenza la risposta del sistema immunitario che inizia a produrre un numero sempre maggiore di linfociti T.

5. Limita l’esposizione a prodotti tossici

Ognuno di noi, ogni giorno, viene in contatto con una pletora di agenti tossici o potenzialmente tali dai quali siamo letteralmente circondati.

Si tratta di agenti chimici che si trovano nei comuni prodotti per la pulizia della casa, nei cosmetici, negli spray o diffusori di qualunque tipo, nei profumi, nei medicinali, negli antibiotici, nella pillola anticoncezionale.

A tutto ciò si aggiungono anche le sostanze disciolte nell’acqua potabile, fluoro e cloro in primis, che alterano il funzionamento della tiroide.

Nei limiti del possibile, bisogna evitare o limitare l’esposizione a queste sostanze utilizzando il più possibile prodotti naturali anche fatti in casa.

Sul web si trovano infinite risorse per produrre in casa propria detergenti per la casa, cosmetici, dentifrici, saponi e così via, o acquistati di produzione il più possibile naturale e biologica.

Evita di assumere farmaci che non siano strettamente necessari e bevi acqua di buona qualità filtrata e quindi priva di sostanze tossiche.

6. Usa musica e suoni rilassanti quando lavori o fai esercizio

Ogni volta che ti dedichi all’esercizio fisico e, se possibile, anche sul posto di lavoro, ascolta musiche e suoni rilassanti come suoni ambientali naturali.

Ad esempio la pioggia, il rumore del mare, il crepitio del fuoco e così via, oppure musiche per la meditazione e il relax.

Questi suoni e musiche:

  • aiutano a ridurre lo stress e l’ansia
  • inducono la calma
  • favoriscono la concentrazione, il rilassamento e l’apprendimento

Sul web trovi numerosi siti e servizi che offrono questo tipo di risorse, talvolta anche dando la possibilità di crearsi il proprio sound personale.

I rimedi naturali utili per il morbo di Graves

Oltre ad intervenire su alimentazione e sullo stile di vita, vediamo quali sono i rimedi naturali che possono essere utili:

  • ashwagandha, si tratta di una pianta adattogena molto usata nella medicina ayurvedica che ha la capacità di adattarsi alle condizioni in cui si trova l’organismo e di lavorare in sinergia con esso per riportarlo in equilibrio (è utile sia in caso di ipotiroidismo che di ipertiroidismo).
  • bugola, questa pianta contiene sostanze che aiutano a prevenire i danni alla tiroide
  • valeriana e passiflora, utili per riequilibrare il sonno
  • melissa, impedisce agli anticorpi di fissarsi alla tiroide
  • vitamine del gruppo B, aiutano a ridurre i sintomi dell’ipertiroidismo
  • steroli vegetali, aiutano a riequilibrare il sistema immunitario

Anche se si tratta di rimedi naturali, il “fai da te” è sempre sconsigliato, a meno di non avere conoscenze erboristiche e nutrizionali.

Quindi, prima di assumere i rimedi sopra elencati, è sempre meglio consultarsi con un naturopata e con il medico, anche per valutare le possibili interazioni con eventuali farmaci in corso di assunzione.

Conclusione

Come hai visto, al di là delle terapie mediche standard, è importante fare dei profondi cambiamenti nel proprio stile di vita per tenere sotto controllo la salute della propria tiroide e riportare l’equilibrio, se necessario.

A questo proposito, primo cambiamento fra tutti, è quello di migliorare l’alimentazione adottando una dieta antinfiammatoria.

Con questa guida, hai tutti gli strumenti per farlo: rileggi i punti essenziali oppure salvala tra i preferiti.

Se però desideri fare un miglioramento generale della tua alimentazione e senti il bisogno di seguire un percorso guidato o di essere aiutato più da vicino, ricorda che puoi iscriverti al SAUTÓN Approach, il mio programma che ha lo scopo principale di spegnere l’infiammazione generalizzata nell’organismo e riportarlo ad una situazione di calma ed equilibrio.

Ti aiuta proprio a fare questo, con un beneficio che coinvolge non solo la tiroide ma tutto il tuo stato di salute e benessere generale.


Guida scritta in collaborazione con Franca Branda, coach SAUTÓN.