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Colesterolo e malattie cardiovascolari: una “verità” tutta da rivedere9 min read

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Sono sessant’anni che il colesterolo è salito sul banco degli imputati come principale responsabile di malattie cardiovascolari e infarto.

E sono sessant’anni che ci ripetono che dobbiamo tenerlo il più basso possibile stando lontani dai cibi naturalmente ricchi di questa sostanza (ad es. le uova), gli stessi cibi di cui gli esseri umani si sono nutriti per centinaia di migliaia di anni e grazie ai quali hanno prosperato e si sono evoluti.

Oggigiorno le evidenze scientifiche che scagionano il colesterolo sono sempre più numerose ma la convinzione della sua pericolosità è molto radicata e difficile da scalfire.

Negli USA decenni di studi e ricerche volte a dimostrare la relazione tra colesterolo alto e malattie cardiovascolari hanno fallito e nelle ultime linee guida dietetiche del 2015-2020 (Dietary Guidelines for America pubblicate ogni 5 anni dal Dipartimento dell’Agricoltura e della Salute e dal Dipartimento dei Servizi Umani Americani), finalmente c’è un cambio di rotta e si dichiara che:

il colesterolo alimentare non è considerato un fattore di rischio in caso di sovraconsumo“.

La revisione dell’Expert Review of Clinical Pharmacology

Nel contempo nel 2018 nell’ambito di una revisione pubblicata nella rivista Expert Review of Clinical Pharmacology (una rivista medica pubblicata mensilmente negli USA che copre tutti gli aspetti della farmacologia clinica), si afferma che non ci sono prove che l’uso dei medicinali per abbassare il colesterolo (statine e simili) riduca effettivamente il rischio di malattie cardiache se non quelle fornite dalle stesse case produttrici che sono ovviamente tutt’altro che disinteressate ed imparziali.

Il mito delle statine alimentato da chi le produce

Nella stessa revisione del 2018 vengono menzionati dei difetti significativi rilevati in tre studi pubblicati dai sostenitori dell’uso delle statine allo scopo di convalidare la loro efficacia e la “verità” corrente sul colesterolo.

Nella revisione vengono presentate prove sostanziali che i livelli di colesterolo totale e colesterolo LDL non sono indicativi di rischio di malattie cardiovascolari e che i benefici dell’uso delle statine come forma di prevenzione sono a dir poco dubbi.

Non ci sono prove che il colesterolo alto causi malattie cardiovascolari

Sempre nella revisione del 2018 gli autori dell’analisi fanno notare che se ci fosse un effettivo legame di causalità tra colesterolo alto e aterosclerosi, i pazienti che assumono medicinali che abbassano il colesterolo dovrebbero mostrare grandi benefici e miglioramenti cosa che invece non accade.

Sono stati presi in esame 16 studi nei quali si è voluto calcolare il grado di efficacia dei medicinali che abbassano il colesterolo.

In 15 studi su 16 non sono stati registrati benefici e l’unico studio che ha mostrato un effettivo abbassamento del colesterolo aveva usato l’esercizio fisico come unico trattamento.

Inoltre, in accordo con il dogma corrente, i pazienti con colesterolo totale alto dovrebbero essere a maggior rischio di malattie cardiovascolari ma i ricercatori nella loro revisione non hanno trovato alcuna prova di questo e, senza tanti giri di parole, affermano che si tratta di “un’idea supportata da un uso fraudolento della letteratura medica“.

A riprova di questa affermazione viene riportato questo esempio:

“L’ipotesi che alti livelli di colesterolo totale causassero malattie cardiovascolari è stata formulata nel 1960 dagli autori dei Framingham Heart Study .

Tuttavia nello studio trentennale che seguì, e i cui risultati vennero pubblicati nel 1987, si affermava che ad un abbassamento annuale di 1mg/dl di colesterolo totale corrispondeva un aumento dell’11% del rischio di malattie coronariche e di mortalità generale.

Tre anni dopo la American Heart Association e il U.S. National Heart, Lung and Blood Institute pubblicarono un sommario congiunto nel quale si affermava che ad una riduzione dell1% del livello di colesterolo totale corrisponde approssimativamente una riduzione del 2% del rischio di malattie cardiovascolari.

Gli autori fecero riferimento in modo fraudolento al Framingham Study per supportare questa affermazione”

I dati in contrasto vengono costantemente ignorati o travisati

Per determinare se i tre studi sotto analisi avessero travisato scoperte fatte in studi precedenti, i ricercatori hanno passato al setaccio i tre studi alla ricerca di citazioni prese da 12 studi precedenti sull’argomento che riportano risultati discordanti con l’ipotesi sul colesterolo comunemente accettata.

E’ venuto fuori che quasi la metà degli articoli “contro” è stata ignorata.

Nei restanti articoli, scoperte non significative sono state esagerate e gonfiate mentre risultati non favorevoli sono stati manipolati e citati come se lo fossero.

I ricercatori hanno evidenziato che sono stati completamente ignorati almeno una dozzina di studi dai quali non risultava nessuna associazione tra colesterolo alto e malattie cardiache.

Ancora più significativo è che l’analisi fatta dall’Expert Review of Clinical Pharmacology ha evidenziato che in alcuni studi l’associazione tra colesterolo totale e malattie cardiovascolari è debole, assente o addirittura inversa.

Non esiste un legame tra LDL e malattie cardiache

La revisione dell’Expert Review of Clinical Pharmacology smantella anche l’affermazione che alti livelli di LDL siano causa di aterosclerosi e malattie cardiovascolari

Così come accade per il colesterolo totale, se l’LDL alto fosse responsabile dell’aterosclerosi allora i pazienti con LDL alto avrebbero diagnosi di questa malattia più frequente cosa che non accade e quelli con livelli altissimi dovrebbero avere l’aterosclerosi al massimo grado di gravità ma anche questo non accade.

I ricercatori citano studi in cui si mostra che non c’è legame tra l’LDL, la calcificazione delle coronarie e vari gradi di aterosclerosi.

Stessa cosa per i livelli di LDL in relazione alle malattie cardiovascolari.

Infatti in uno studio condotto su quasi 140.000 pazienti vittime di infarto acuto del miocardio, si è visto che al momento del ricovero in ospedale questi avevano livelli di LDL inferiori al normale.

In un altro studio, che inizialmente aveva riportato scoperte simili, si decise di procedere abbassando ulteriormente i livelli di LDL.

Nella fase di follow-up durata tre anni è risultato che i pazienti con un livello di LDL inferiore a 105 mg/dl avevano un tasso di mortalità doppio rispetto a quelli con LDL più alto.

Gli autori di questo studio suggeriscono che questa relazione inversa tra LDL e malattie cardiovascolari potrebbe essere dovuta al fatto che bassi livelli di LDL aumentano il rischio di infezioni e tumori.

Gli autori inoltre hanno presentato prove che persone anziane con alti livelli di LDL non muoiono prematuramente, anzi vivono mediamente più a lungo di quelli con LDL o che sono sotto terapia con statine.

Un altro studio (una meta-analisi fatta su 19 studi i cui risultati sono oggetto di questo articolo sul Telegraph e di questo report su BMJ Open) ha mostrato che il 92% di individui con il colesterolo alto vivevano più a lungo.

I benefici “gonfiati” delle statine

In ultimo la revisione dell’Expert Review of Clinical Pharmacology analizza i benefici che vengono attribuiti alle statine e dimostra che negli studi presentati a favore del loro uso questi sono stati esagerati con tattiche diverse, talvolta semplicemente escludendo studi e test dai risultati fallimentari.

Inoltre il beneficio più importante, cioè il prolungamento dell’aspettativa di vita, non viene mai menzionato nei test di abbassamento dei livelli del colesterolo ma, come è stato calcolato di recente il trattamento con le statine prolunga la vita di non più di pochi giorni.

Infatti lo studio a cui si fa riferimento in questa citazione, pubblicato su BMJ Open nel 2015 (una rivista medica che prende in esame documenti e ricerche sulla medicina clinica, la salute pubblica e l’epidemiologia) e nel quale vengono presi in esame 11 studi seguiti per un range di tempo dai due ai sei anni hanno mostrato che la morte viene posticipata mediamente tra i 5 e i 19 giorni negli esperimenti di prevenzione primaria, e tra i 10 e i 27 giorni in quelli di prevenzione secondaria.

Facendo la media c’è un guadagno di aspettativa di vita di poco più di tre giorni nel primo caso e di 4 giorni nel secondo (vedi i risultati anche su PubMed).

I danni accertati da uso delle statine

A fronte di risultati così deludenti nella riduzione della mortalità abbiamo invece una lista di malattie ed effetti collaterali gravi causati dalle statine, di tutto rispetto:

  • aumento del rischio di diabete
  • diminuzione della funzionalità cardiaca
  • carenze nutrizionali, inclusi il Coenzima Q10 e la Vitamina K2 entrambi importanti per la salute del cuore
  • effetti sulla fertilità a cui si aggiunge la capacità delle statine di provocare danni al feto (quindi da non usare in gravidanza o se si sta pianificando di avere figli)
  • aumento del rischio di cancro per uso a lungo termine (10 anni o più)
  • danni al sistema nervoso periferico (basta un utilizzo di due anni)

Conclusione

Da quando sono state immesse sul mercato, l’uso delle statine si è diffuso al punto che queste sono diventate (sul mercato americano) uno dei medicinali più prescritti ed utilizzati e quindi più remunerativi per l’industria farmaceutica.

Nel mentre i livelli di colesterolo cosiddetti sicuri sono stati abbassati sempre di più, nelle linee guida mediche ufficiali (cosa accaduta anche in Italia).

Di conseguenza sempre più persone si sentono obbligate ad assumere le statine per raggiungere i livelli di colesterolo considerati salutari dalla medicina ufficiale

Gli enormi interessi economici che ruotano intorno a questa categoria di medicinali e i danni alla salute che sono in grado di procurare, sono fattori che dovrebbero essere presi in attenta considerazione prima di decidere di assumere le statine.

Il primo modo di mantenere livelli salutari di qualsiasi cosa nel nostro corpo è quello di adottare un’alimentazione sana, variata, a basso regime di carboidrati, ricca di grassi sani e con il giusto apporto di proteine come quella che insegniamo nel Nuovo Online Program di Energy Training.

A questo bisogna aggiungere anche l’esercizio fisico che ha un ruolo fondamentale nel mantenerci in salute nel corpo e nella mente.


Fonti:

Cholesterol does not cause heart disease

Dietary Guidelines for America

Expert Review of Clinical Pharmacology

High cholesterol ‘does not cause heart disease’ new research finds, so treating with statins a ‘waste of time’

Lack of an association or an inverse association between low-density-lipoprotein cholesterol and mortality in the elderly: a systematic review

The effect of statins on average survival in randomised trials, an analysis of end point postponement


Altri articoli e video correlati:

La bufala del colesterolo alto (video)

9 miti su grassi saturi e colesterolo

Non solo colesterolo: fattori di rischio nelle malattie cardiovascolari

Colesterolo: cos’è, a cosa serve e le nuove scoperte scientifiche


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Come scegliere la colazione proteica su misura per te

Highlight sui grassi sani:

I medici finalmente confermano che i grassi saturi sani non solo non fanno male ma sono necessari per mantenersi in buona salute, leggi l’articolo su Repubblica: “Contrordine: bistecche, formaggi e grassi non fanno male”


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Franca Branda

Franca è nata e cresciuta a Milano.

Il fortunato incontro con Energy Training e Francesca Forcella Cillo ha portato Franca a prendere finalmente nelle sue mani la responsabilità della sua salute fisica e mentale e ad iniziare un lavoro di miglioramento.

Questo percorso è continuato con l'iscrizione all'Energy Academy e il conseguimento del Diploma di Operatrice Olistica in Educazione Alimentare ed Energetica che le consente anche di operare come Consulente e Coach del Metodo Energy Training.

Al momento Franca, grazie anche alla sua buona conoscenza dell'inglese, alla sua naturale curiosità e alla passione per la nutrizione e il benessere, contribuisce allo sviluppo e all'evoluzione di Energy Training creando contenuti per il li blog ed esplorando libri e articoli pubblicati in ambito nutrizionale a livello mondiale.

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